
In casa Microsoft hanno recentemente compreso che, se si desidera vendere una serie di dispositivi molto poco appetibili, occorre puntare sulla presenza di un sistema operativo in grado di spingere tutti i cultori di Ios e Android in direzione dell’agognata, quanto improbabile, riconversione in direzione di Windows Phone.
Dalle parti di Cupertino, ultimamente hanno invece il problema opposto: i dispositivi a marchio Apple continuano a rappresentare l’asse trainante dell’azienda (fatta eccezione per il versante Watch), ma il recentissimo sistema di diffusione musicale in streaming Apple Music pare già avviato mestamente sulla strada che conduce al flop annunciato, per la gioia di Spotify e omologhi.
Ecco dunque Apple correre rapidamente ai ripari, riportando in auge il suo storico dispositivo iPod Touch in veste completamente rivista e finalizzata a sfruttare le funzionalità presenti su Apple Music, per le quali il dispositivo è stato creato, ideato ed ottimizzato.
Dopo il pensionamento anticipato dell’indimenticato iPod Classic e la scelta di produrre telefoni talmente capienti da rendere quasi superflui i lettori musicali, i responsabili di Apple si sono accorti delle potenzialità che il mercato continua ad offrire in ambito di trasmissione di contenuti in streaming ed hanno dunque deciso di estrarre dal cilindro quello che era il loro prodotto di punta prima dell’avvento delle sei generazioni di iPhone.
Il nuovo iPod Touch si presenta per tanto come una revisione integrale del lettore musicale che fu, esteticamente simile ad iPhone 6 e comprensivo di una vasta gamma di funzioni che poco o nulla hanno a che vedere con il sistema di archiviazione di file Mp3 per il quale iPod era stato originariamente concepito.
Fornito di un processore SoC A8, di 1 GB di Ram e di un evoluto sistema Bluetooth 4.1, il nuovo iPod pare porsi a metà strada tra uno smartphone di fascia medio,alta (fatta eccezione per il fatto che non telefona affatto, ovviamente) e un lettore multimediale di ultima generazione, in grado di raccogliere, catalogare e riprodurre playlist fisiche e virtuali e magari anche di sopperire a quel problemino di diffusione legato ad Apple Music che ha portato Cupertino a seguire una strada inversa a quella di Microsoft, ma ugualmente tortuosa.
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