La buona reputazione online di un sito, di un locale, di un prodotto o di un’applicazione dipende in modo diretto dalla qualità e dal numero di recensioni presenti in Rete incentrate sul suddetto prodotto, ragione in base alla quale artefare un giudizio, in positivo o in negativo, risulta un’impresa relativamente semplice, così come minare alla base le possibilità di successo della concorrenza, andando ad inondare il “nemico” di recensioni finte dai toni drammatici.
Il fenomeno non coinvolge logicamente solo piccoli esercizi commerciali o blog riservati ad una nicchia di pubblico ristretta, ma investe in pieno anche le immense compagnie hi-tech, come Google, costrette a fronteggiare la minaccia derivante da una cattiva reputazione destinata ad abbassare la credibilità delle app di riferimento e dunque il volume del traffico derivante dall’operazione di dwonload effettuata sugli store virtuali.
Proprio Google avrebbe infatti rilevato una presenza costante di traffico anomalo e di recensioni di tipo spam su Play Store nel corso della settimana passata e avrebbe deciso di votarsi all’azione per fronteggiare la marea di recensioni false che hanno recentemente ammorbato il magazzino virtuale di Big G e gettato gli utenti nella confusione più totale, data la totale impossibilità di distinguere tra un giudizio reale e uno simulato sul versante relativo alle applicazioni da installare.
Scoperta a partire da alcune recensioni sospette (e palesemnte fuori tema) incentrate sui servizi più noti offerti dalla casa di Mountain View (con Gmail e Chrome in testa), l’anomalia ha portato Google ad agire sul versante della sicurezza interna, di modo da bloccare l’acccesso a Play Store a profili fasulli e bot, prima che la reputazione dell’azienda venga a messa a dura prova da un perverso sistema della quale la stessa Google risulta l’artefice e l’ideatrice principale.