Emerge il Futuro

Vulcani: il respiro può preludere a nuove eruzioni

L’idea di comprendere a fondo la natura e il funzionamento dei vulcani attanaglia il genere umano più o e meno da quando Pompei fu sepolta sotto colate di lava, solo che, purtroppo, l’attività dei crateri rimane tutt’ora un mistero, persino in caso di totale assenza di segnali volti a preannunciare una catastrofe ambientale.

Dato che prevedere un’eruzione sulla base dei dati attualmente in possesso pare ancora una chimera, un gruppo di ricercatori di Oxford ha pensato di analizzare le modalità attraverso le quali ebbe luogo la celebre esplosione dei Campi Flegrei, avvenuta oltre 4 mila anni fa, al fine di dar vita ad uno schema da riutilizzare nell’immediato futuro.

Concentrandosi sui segmenti magmatici che hanno scaturito l’esplosione, i ricercatori inglesi sono riusciti a risalire alle fasi pre-eruttive del vulcano e a scoprire l’esistenza di una sorta di impercettibile respiro che può porsi come spia anticipatrice dei sommovimenti in atto e del conseguente pericolo legato ad un’eruzione.

L’analisi compiuta mediante l’impiego di cristalli di apatite ha infatti rivelato l’esistenza di un’attività magmatica molto più rapida di quanto postulato in precedenza e della possibilità di scorgere in anticipo le effimere tracce che vengono prodotte durante le fasi correlate con l’aumento di pressione del liquido lavico che precede le fasi eruttive.

Tradotto in parole povere, la ricostruzione chimica operata dai ricercatori di Oxford ha permesso di scoprire che, nel caso di eruzioni violente, è possibile che il gas che si accumula al di sotto del vulcano segua un andamento molto più rapido del previsto e che non si trovi vincolato a processi di accumulo decennali.

Appurato dunque che la celebre esplosione dei Campi Flegrei venne annunciata da una sorta di respiro del vulcano, resta ora da tradurre il tutto in uno schema utile ad impedire il ripresentarsi di fenomeni analoghi e di catastrofi in grado di attanagliare con i loro interrogativi l’umanità per altri 4 mila anni almeno.

 

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