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La Corte Europea blocca il Safe Harbor, niente più dati a Facebook

6 ottobre 2015
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La Corte Europea blocca il Safe Harbor, niente più dati a Facebook

Se nell’immaginario collettivo il comune cittadino si trova sempre schiacciato dai grandi interessi di governi e multinazionali, la realtà dei fatti parla di minuscole battaglie trasformatesi in crociate e giunte a buon fine a discapito della penuria di mezzi a disposizione.

Probabilmente, nemmeno il cittadino austriaco Max Schrems (nella foto), ammiratore di Snowden e ideatore della battaglia a favore della privacy conclusasi in queste ore, immaginava che la sua azione legale si sarebbe trasformata in una revisione degli accordi internazionali sullo scambio di dati tra Europa e Usa.

Facendo un passo indietro, tra Unione Europea ed USAesiste da un accordo, denominato Safe Harbor, cheautorizza la migrazione dei dati relativi agli utenti europei di una determinata piattaforma (ad esempio Facebook) in direzione dei servers americani, dove le leggi atte a tutelare la privacy non sono poi tanto severe quanto da noi e dove gli scandali per indebiti accessi governativi si susseguono come ciliege.

Infastidito dalla cosa, il signor Schrems si è ricolto alla Commissione Europea, nella speranza che l’ente comunitario bloccasse l’accesso a tutti i paesi in cui vigono norme sulla privacy troppo elasticheai dati dei cittadini europei e che, quindi, il Safe Harbor cessasse di essere un porto sicuro per trasformarsi in un oceano in tempesta.

Con sommo stupore degli addetti ai lavori e dello stesso Schrems, l’Unione Europea ha accolto il ricorso e decretato la fine della migrazione dei dati verso gli Stati Uniti, disponendo che i contenuti sensibili relativi agli utenti di Facebook e consimili rimanessero nel Vecchio Continente, al riparo da occhi ed orecchie indiscreti.

La migrazione dei dati verso gli States potrà riprendere, ha stabilito l’UE, solo se il partner americano aderirà ad un programma di tutela della privacy che comprende l’impegno ufficiale a non effettuare la raccolta dati all’oscuro degli utenti interessati e a trasferire i medesimi solo in direzione di organizzazioni che garantiscono l’identico livello di protezione sensibile.

Tradotto in parole povere, se gli Stati Uniti vorranno continuare a beneficiare dello scambio di dati, dovranno evitare di impiegare il materiale raccolto con fini legati allo spionaggio o trasferire i medesimi verso organizzazioni governative, come la Cia, che non tutelano i diritti del comune cittadino, per una volta uscito vittorioso dallo scontro con l’immenso gigante governativo.

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