
In caso qualcuno si fosse addormentato per due o tre anni e avesse deciso al risveglio di visualizzare qualche video su YouTube, giusto per riprendere contatto con le ultime tendenze in materia di moda e tormentoni, davanti ai suoi occhi si dispiegherebbe un inquietante spettacolo colmo di pubblicità, con presunte interruzioni mirate che precedono la visione di ogni filmato e che giungono addirittura ad interrompere i video nel bel mezzo dell’azione qualora si decida di selezionare una playlist completa.
Terminati i fasti primordiali dell’era di internet, in cui tutto era gratis e gli spot rappresentavano un fastidio ancora marginale, Zuckerberg ha recentemente deciso di non voler essere da meno e di emulare il modello proposto da Big G, andando ad infarcire di pubblicità tutti quei video che si sono improvvisamente trasformati nel primo motore immobile di Facebook e che oggi rappresentano un’attrattiva di gran lunga superiore rispetto a fotografie e contenuti testuali.

Secondo quanto riportato da Re/Code, Facebook starebbe infatti per concedere ai suoi inserzionisti la possibilità di inserire brevi spot pubblicitari all’interno dei video che affollano la piattaforma, secondo uno schema che prevede un’interruzione pubblicitaria pari a 20 secondi per ogni filmato presente sul sito la cui durata minima è pari o superiore alla misura dei 90 secondi.
Al momento confinata al ruolo di mero esperimento (ma si sa, indietro è difficile tornare), l’operazione dovrebbe così solleticare le fantasie di tutti quegli editori paganti che si trovano ad essere scontenti della poca visibilità e del basso tasso di conversione che Facebook offre loro attraverso il sistema pubblicitario di tipo classico ed offrire a chiunque bazzichi il social network in cerca di visibilità la possibilità di bypassare il disinteresse che spesso adombra la dicitura “inserzione sponsorizzata”.
Tutto questo, ovviamente, andrà a scapito della serietà del sito e della volontà degli utenti di poter visualizzare un video dall’inizio alla fine senza troppi patemi, esattamente come è accaduto negli ultimi anni su quella piattaforma chiamata YouTube che un tempo offriva contenuti di alta qualità senza pubblicità e che oggi riesce ad ispirare, al massimo, la volontà di dormire per due e o tre anni in attesa di un improbabile ritorno dei tempi andati di Internet.
[adrotate banner=”3″]
Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.