Ricondotto a singole cause (vaccini in primis) da un gruppo di truffatori e ciarlatani che nemmeno immaginano cosa sia la patologia in questione, l’autismo è in realtà uno dei più grandi misteri medici del secolo corrente, dato che, anche a fronte di ricerche sterminate, risulta ancora difficilissimo stabilire l’origine dello spettro patologico, diagnosticarlo correttamente durante le prime fasi di vita dei bambini e logicamente cercare di operare un’azione preventiva nei confronti della sua possibile insorgenza.
Parallelamente all’ipotesi, sempre più accreditata, che l’autismo inizi a svilupparsi già durante le fasi della gravidanza e che il lieto periodo possa portare in dote i semi genetici relativi ad una successiva conclamazione dello spettro patologico, un numero crescente di ricerche sta tentando di stabilire su base empirica se esistano molecole in grado di impedire lo sviluppo del processo già dall’intenro del grembo materno e di limare così i fattori di rischio, esattamente come accade per alcune tipologie di malformazioni fetali o patologie ereditarie.
Un significativo passo in questa direzione è stato recentemente compiuto da uno studio condotto dall’Università del Queensland che sembrerebbe attestare come la somministrazione di un surplus di vitamina D durante le fasi della gravidanza riesca ad abbassare significativamente il coefficiente di rischio legato all’autismo e a porsi così come deterrente molecolare nei confronti dello sviluppo della patologia in età infantile.
La ricerca, condotta sui topi, ha infatti mostrato come la vitamina D in gravidanza riuscisse a limare lo spettro autistico nei nascituri e lasciato presagire che esista un legame tra il principio attivo e il corretto sviluppo cerebrale durante la gestazione, andando in parte a confermare quell’ipotesi dominante che prevede l’autismo alla stregua di un cortocircuito neurale avvertito dal feto e che, probabilmente, ciarlatani teorici del complotto non hanno mai considerato nemmeno per un minuto.