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Cancro al seno, scoperta una mutazione che resiste ai farmaci

Le maggiori difficoltà nella lunga e complessa lotta al cancro derivano sostanzialmente dal fatto che, dietro la dicitura generica “cancro”, si annida una galassia di patologie tumorali distinte, con differenti peculiarità in termini di crescita, di diffusione, di sensibilità alla componenti ormonali presenti nell’organismo umano e soprattutto di capacità di resistere ad una determinato trattamento farmacologico di tipo chemioterapico.

Un immenso passo avanti nel processo di comprensione relativo a come i tumori agiscono all’interno umano giunge in questi giorni dalla recente scoperta relativa alle metodologie di difesa messe in atto da alcune particolari patologie oncologiche localizzate al seno nei confronti delle terapie in uso e del perché alcune forme di cancro al seno si trovano ad essere molto più tenaci e difficili di debellare di altre.

Un’equipe di ricercatori internazionali, guidata dai dottori Saverio Minucci e Giancarlo Pruneri dell’Università Statale di Milano ha infatti rilevato una particolare alterazione genetica che porta alcune forme di cancro al seno ormonosensibili a resistere ad ogni tipologia di farmaco in uso e a replicare con maggiore facilità quelle particolari cellule impiegate dal tumore come scudo di fronte all’azione operata da chemioterapia e radioterapia, con il risultato di modalità di intervento cliniche complesse e interminabili.

Secondo lo studio, la suddetta alterazione genetica si troverebbe presente in circa il 15% di tutti i tumori al seno e porterebbe le cellule cancerogene a bloccare gli inibitori delle aromatasi, spingendo così la massa tumorale ad aumentare i livelli della suddetta sostanza che consente al male di aumentare la produzione di cellule resistenti a fronte del totale che lo compongono.

La possibilità di operare uno screening genetico preventivo consentirebbe, in linea teorica, di poter individuare quali soggetti si trovano vittime dell’alterazione genetica alla base del meccanismo e di operare terapie mirate per impedire il replicarsi delle cellule resistenti, evitando così che la scoperta dell’azione messa in campo dal cancro si riveli tardiva o comunque successiva all’impiego di terapie inefficaci.

La ricerca condotta dai medici italiani e inglesi aggiunge dunque un significativo tassello all’ampio puzzle che compone la lotta contro il cancro e spiega, in parte, il perché giungere ad una cura definitiva per la malattia risulti ancora un’impresa titanica, facendo leva sul fatto che la parola “cancro” sia in realtà una triste etichetta generica per un numero imprecisato di differenti malattie.

 

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