Fin dal giorno stesso in cui venne inventata la fotografia, risultò evidente che la ripresa di un particolare istante di vita poteva dare adito a fraintendimenti e offrire un quadro di una situazione non aderente alla realtà, seppur in modo del tutto paradossale, dal momento che le fotografie altro non sono che estratti immobili di quella medesima realtà che si intende documentare a dovere.
In un modo in cui falsi fotografici e scatti parziali sono diventati al norma più assoluta e in cui chiunque riesce ormai a cimentarsi con successo nelle basilari operazioni di fotoritocco, può accadere che il caso dell’ospedale di Nola, assurto agli onori delle cronache in virtù di alcuni pazienti curati sul pavimento, dia adito a letture contrapposte che prevedono, rispettivamente, la presenza di un’emergenza medica tanto ingente da richiedere il ricorso a misure straordinarie, oppure una montatura giornalistica atta a coprire la realtà dei fatti.
Dopo aver analizzato la situazione e interrogato le autorità sanitarie di riferimento, il governatore della regione Campania De Luca ha infatti sostenuto che, dietro l’ennesimo scandalo sanitario in salsa italiana, si celassero in realtà volontà sensazionalistiche e che la situazione presente all’interno del reparto di pronto soccorso differisse di gran lunga da quella mostrata attraverso gli impietosi scatti, divenuti virali a causa del potenziale di indignazione che riuscivano ad evocare.
Secondo Del Luca, i pazienti fotografati sul pavimento stavano infatti ricevendo cure a terra in quanto affetti da patologie a carico dell’apparato gastro-intestinale e dunque bisognosi di sostare in una posizione prona che impedisse i continui rigurgiti fino alla somministrazione di appositi farmaci deputati a bloccare il vomito.
Inoltre, secondo la ricostruzione operata dal Governatore, uno dei soccorritori avrebbe inoltre deciso di sdraiare coscientemente un paziente per terra per praticargli un massaggio cardiaco di emergenza, secondo i dettami imposti dalle norme che regolano il primo soccorso in caso di problematiche legate ad un possibile arresto di cuore e avrebbe dunque compiuto pienamente il suo dovere, seppur in modo “antiestetico” e poco fotogenico.
Mentre i medici sospesi si avviano dunque verso il reintegro, risulta sempre più difficile stabilire cosa sia realmente successo all’interno del pronto soccorso di Nola all’epoca dei fatti e chiarire una vicenda sospesa tra efficienza e sciatteria, nonostante le fotografie scattate dovrebbero tracciare un ritratto credibile della realtà e non confondere le acque, almeno nelle intenzioni di colui che per primo si mise dietro ad un obiettivo.