Per quanto numerosi governi disseminati per il mondo si affannino a negare o a minimizzare gli effetti climatici legati al Riscaldamento Globale, la riprova più evidente dei mutamenti in atto è rappresentata dalla continua variazione della flora e della fauna planetaria, con specie vegetali e animali un tempo limitate alla sfera tropicale che si trovano perfettamente a loro agio all’interno di habitat un tempo caratterizzati da climi troppo freddi per garantire la loro sopravvivenza.
L’ultimo ospite indesiderato di un Paese che ha già conosciuto il proliferare di zanzare tigri e piccoli squali è rappresentato da una minaccia marina denominata Pterois Miles e consistente in una sorta di “pesce scorpione” dal potenziale tossico e velenoso assolutamente non indifferente per il genere umano.
Per secoli relegato alle acque comprese tra il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e la porzione costiera al largo del Sudafrica, il pesce scorpione avrebbe infatti deciso, stando ai più recenti avvistamenti, che il momento e le condizioni climatiche si trovavano ad essere propizie per un rapido trasferimento nelle sempre più calde acque del mar Mediterraneo, portandosi al seguito i suoi aculei e il carico di terrore che investe i bagnanti in caso di incontro ravvicinato con la molesta specie marittima.
Una recente ricerca condotta per conto dell’ Ispra, Cnr e dell’American University di Beirut avrebbe infatti mostrato come la presenza del pesce scorpione al largo delle coste italiane non rappresenti più una mera eventualità teorica e come alcuni esemplari siano effettivamente stati rinvenuti nei pressi della località di Vendicari, in Sicilia.
Piuttosto aggressivo e munito di lunghi aculei, il pesce scorpione deve la sua pericolosità ad un veleno neuro-tossico che rimane attivo anche a seguito del decesso dell’animale e che può colpire l’uomo anche in fase di lavorazione, a seguito della pesca, provocando così ustioni e dolori in grado di testimoniare l’esistenza di quel processo climatico, definito come Riscaldamento Globale, sul quale cerchiamo maldestramente di chiudere gli occhi da troppo tempo.