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La dieta mediterranea aumenta l’aspettativa di vita

A causa di una distorsione del linguaggio dovuta ad una serie di spot televisivi non esattamente lungimiranti, il termine “dieta” viene comunemente associato ad un regime ipocalorico di breve durata, quando, in realtà, la parola è nata per esprimere uno stile di vita da mantenere a prescindere da eventuale sovrappeso e mode del momento.

Nell’universo di diete reali (poche) e di diete presunte (molte), a mantenere alto il nome dell’antica tradizione alimentare rimasta la celeberrima dieta mediterranea, serie di accorgimenti nutritivi talmente validi da resistere al dilagare di tisane e soluzioni alcaline e da porsi come stila di vita in grado di allungare la vita stessa.

Oltre a porre l’apparato cardio-vascolare al riparo da complicazioni, contribuire al mantenimento di una forma rigorosamente non sferica e prevenire l’insorgenza del cancro, la dieta mediterranea pare anche in grado di agire sulle nostre strutture cromosomiche e di favorire l’allungamento di quelle componenti, definite telomeri, daille quali dipende, secondo il paradigma genetico vigente, la longevità media di un individuo e la conseguente aspettativa di vita.

Uno studio condotto dal Brigham Woman’s Hospital di Boston su 4600 donne sane e profondamente dedite al regime alimentare di tipo mediterraneo ha infatti portato alla luce un’inedita correlazione tra la particolare tipologia di alimentazione e la lunghezza dei telomeri, minuscole porzioni di Dna che tendono ad accorciarsi in presenza di cattive abitudini e che mantengono invece inalterata la loro struttura a fronte di uno stile di vita salutare, ponendosi come spie della possibile longevità del soggetto esaminato.

Alla base della capacità della dieta mediterranea di influenzare la lunghezza dei telomeri vi sarebbe, secondo i ricercatori di Boston, la presenza di una particolare combinazione di principi antiossidanti e antiinfiammatori che rendono il mix di noci, pomodoro, olio d’oliva e frutta alla stregua di un autentico elisir di lunga vita, non semplicemente sulla base delle proprietà protettive espresse da ogni singolo alimento, ma proprio grazie ad un abbinamento difficilmente replicabile in altre soluzioni nutritive.

Una successiva analisi dei risultati fin qui ottenuti dall’equipe coordinata dalla dottoressa Immaculata De Vito (le cui origini sono più chiare di un fiocco di neve sul latte) consentirà inoltre di stabilire quali sono esattamente gli elementi che giocano un ruolo primario nel processo, con l’intento di chiederne l’inclusione nel novero dei patrimoni dell’Unesco e di conferire ad essi un riconoscimento eterno, ben lontano dall’effimero mondo fatto di presunte diete dagli effetti miracolosi.

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