Emerge il Futuro

Loreto Mare, la rabbia dei precari contro i “furbetti”

Da quando i celeberrimi (e un tempo vituperatissimi) concorsi pubblici sono stati pressoché aboliti e da quando anche gli enti statali para-statali hanno cominciato ad affidarsi alle amorevoli cure delle agenzie interinali, accade speso di trovare dipendenti “pubblici” precari, intenti a cercare di mantenere il loro posto di lavoro, magari recandosi in ufficio anche con 39 di febbre e archiviando cartelle cliniche mentre i dolori articolari si fanno sentire in tutta la loro veemenza.

Altra faccia di una medaglia occupazionale ormai impazzita e incapace di garantire un ricambio generazionale adeguato, l’esercito dei precari si è giustamente sentito turbato nel profondo dalla squallida vicenda che ha visto l’ospedale Loreto Mare di Napoli divenire il simbolo stesso dell’italico malcostume relativo a false timbrature di cartellini e assenteismo perpetrato secondo modalità talmente astute e metodiche da richiedere un piano di azione più meticoloso e complesso del lavoro stesso che si intendeva evitare.

Nel corso del lungo presidio andato in scena al di fuori del Loreto Mare nella giornata di ieri, un ruolo di spicco è stato giocato proprio dai precari statali e para-statali (la definizione è un palese controsenso), uniti nel chiedere l’applicazione delle dovute sanzioni civili e penai e per invocare una legislazione, quantomeno a livello regionale, che impedisca la ripetizione di analoghi episodi, utili a suscitare al consueta indignazione a posteriori, ma quasi mai percepiti in tutta la loro reale gravità, almeno non la punto da richiedere un cambio di regole alla base.

Intervenuto sulla questione, il governatore della Campania De Luca ha provato ad immaginare un futuro in cui gli accessi ai luoghi di lavoro avvengano secondo modalità analoghe a quelle che consentono lo sblocco dei più sofisticati telefoni cellulari e in cui il cartellino possa venire timbrato solo attraverso sistemi di riconoscimento individuali ineludibili, come quello basato sule impronte digitali; sempre ammesso che la nuova tecnologia sia in grado di riconoscere anche quell’immensa forza lavoro precaria che è costretta ad alternarsi di stagione in stagione e a rimpiangere l’epoca antica dei vituperati concorsi pubblici.

 

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