Nonostante la letteratura fiabesca sia popolata da feroci animali notturni e subdole creature vogliose di divorare un pasto in forma umana, al mondo esistono in realtà pochissime specie disposte ad attaccare, pungere, divorare o avvelenare l’uomo e quelle che lo fanno, lo fanno più per difendere il loro territorio natio o la loro vita che non per il gusto di spodestarci dal nostro ruolo privilegiato all’interno del Creato.
L’eccezione alla regola è tuttavia rappresentata da quelle odiose zanzare che, a differenza di lupi, api, ragni, serpenti e scorpioni, non provano alcun timore reverenziale nei confronti della specie a cui apparteniamo e ci pungono costantemente senza alcun intento legato a meccanismi di difesa o di autoconservazione, ma per il puro gusto di sottrarre al nostro organismo preziosi neurotrasmettitori da impiegare successivamente per far schiudere le loro uova.
Uno studio condotto dai ricercatori del California Institute of Technology si è recentemente preso la briga diesaminare a fondo il comportamento delle zanzare e di portare alla luce le subdole strategie attraverso le quali i minuscoli insetti riescono a rifocillarsi del nostro sangue, anche a fronte di una serie infinita di difese artificiali rappresentate da pomate, repellenti, barriere architettoniche e candele aromatizzate.
Secondo i ricercatori americani, le zanzare riescono a portare a termine i loro attacchi grazie all’adozione di una triplice strategia, piuttosto elaborata, che si basa su meccanismi riconducibili a stratagemmi di natura visiva, olfattiva e termica, di fronte ai quali all’uomo resta gran poco da fare.
In sostanza, dopo aver inserito un gruppo di zanzare in un’apposita galleria del vento e averregistrato ogni loro movimento grazie all’ausilio di telecamere in grado di riprendere ogni singolo fotogramma in 3D, gli studiosi californiani hanno potuto constatare come le zanzare cerchino, inizialmente, di raggiungere le prede umana facendo affidamento sull’anidride carbonica prodotta dal respiro, che riescono a percepire fino ad una distanza di 50 metri, per poi localizzare la vittima compresa tra i 5 e i 15 metri grazie all’ausilio della vista ed infine percepire il calore umano quando si trovano ad una distanza inferiore al metro.
Tradotto in termini meno specifici, lo studio ha evidenziato la capacità da parte delle zanzare di localizzare e puntare la preda prescelta con estrema efficacia grazie ad un utilizzo congiunto delle loro facoltà sensoriali, il che significa che, non appena una zanzara si è accorta di noi, resta gran poco da fare per sviare le sue intenzioni e che sostanze repellenti e consimili possiedono un fattore deterrente estremamente debole e limitato rispetto alle possibilità d’attacco messe in campo dagli insetti.
In base allo studio pubblicato su Current Biology pare dunque che dovremo rassegnarci all’eventualità di venire punti a più riprese e che, magari, potremmo riscrivere parte delle nostra sterminata produzione fiabesca, scagionando i poveri lupi e le povere api dai loro intenti bellicosi e sostituendoli con tremende zanzare assettate di sangue.