Da almeno un secolo ci si riferisce al mondo dividendolo in “nord” e “sud” in base all’effettivareperibilità di risorse idriche e alimentari che determinano la smisurata crescita di uno dei due emisferi e la corrispondete depressione dell’altra parte della Terra, costretta a combattere le problematiche connesse con la fame e ben lungi dal poter mettere in atto un’embrionale rivoluzione industriale.
Secondo l’opinione di Bono e di Zuckerberg, recentemente espressa in una lettera-appello al New York Times, l’avvento di internet ha aumentato a dismisura la forbice tra aree povere e ricche del mondo e ridotto il sud economico (l’Australia non rientra ovviamente nella categoria) ad unacondizione di sudditanza ancor più accentuata dall’impossibilità di accedere alle tecnologie in auge e a quell’infinito novero di informazioni e applicazioni attraverso il quale lo sviluppo risulterebbe, almeno in linea teorica, possibile.
Con l’intento di farsi portavoce di una campagna globale finalizzata a spingere i giganti dell’informatica ad una collaborazione in grado di portare internet anche presso i circa 3 miliardi di individui che si trovano oggi ai margini della Rete, Bono e Zuckerberg hanno dunque deciso di iniziare una collaborazione che ha dato vita alla lettera al New York Times, punto di avvio di un lungo impegno concreto e di nuove iniziative.
Secondo i due firmatari dell’appello, se i governi di tutto il mondo collaborassero con le multinazionali di settore e se i colossi dell’hi-tech mettessero da parte le loro volontà di profitto a tutti i costi, sarebbepossibile “collegare il mondo” intero entro breve e dipingere uno scenario in cui l’accesso alla Rete diverrebbe il veicolo attraverso il quale promuovere inclusione sociale e sviluppo economico laddove ce n’è più bisogno.
In particolare, secondo Bono e Zuckerberg, l’introduzione di sistemi di comunicazione via internet nei campi profughi di tutto il mondo permetterebbe a chi scappa da una situazione confusa di ricevere notizie dalle famiglie abbandonate e di portare, al contempo, aggiornamenti in tempo reale sugli scenari internazionali e sui possibili sviluppi diplomatici di situazioni che risultano essere piuttosto oscure, se le si vive dall’interno.
L’avvento di un mondo connesso potrebbe per tanto produrre la genesi di scenari meno convulsi e dominati dall’introduzione di sistemi di istruzione globali e da maggiori coperture sanitariepersino in quel sud del mondo dove la penuria di risorse ha aperto un divario difficilmente colmabile, portando alla genesi di un mappamondo distorto.