Emerge il Futuro

Facebook, la guerra alle bufale parte dai Trending Topics

La possibilità che una notizia venga letta e diventi di pubblico dominio non dipende, purtroppo, dal suo coefficiente di verità o di adesione alla realtà dei fatti, ma dal numero di persone che mostrano interesse verso i fatti narrati, soprattutto in un universo social in cui i Trending Topics altro non sono che un sistema ideato ad arte per fare in modo che i medesimi argomenti diventino sempre più di pubblico dominio e suscitino dibattiti, destinati ad aumentare la permanenza degli utenti sul sito, proprio in virtù di quel “purché se ne parli” che è ormai il collante della vita online.

Dando ormai per assodato che Facebook è il luogo (virtuale, si intende) sulla faccia della Terra dal quale vengono ideate e diffuse il maggior numero di bufale e fake news e dando altresì per scontato che il signor Zuckerberg ha deciso di cambiare rotta, prima di perdere la porzione di faccia residua, pare che la rinnovata crociata del social networks contro la disinformazione partirà proprio da un ampio meccanismo di revisione dei principi che regolano la sezione dei Trend Topics.

Oltre a contrassegnare le notizie false con un apposito bollino e a fare leva su un ente di certificazione esterno per il controllo delle fonti sospette, Facebook ha infatti annunciato l’introduzione di un nuovo algoritmo finalizzato a dare maggior rilevanza ai contenuti giornalistici credibili e a strutturare la sua sezione legata agli argomenti “caldi” secondo uno schema in cui la diffusone di un contenuto non rappresenta più una ragione sufficiente per il suggerimento del medesimo.

In sostanza, la nuova sezione Trend Topics non farà affidamento semplicemente sul raggio di diffusione di un contenuto, ma tenderà a privilegiare le cosiddette fonti giornalistiche ufficiali, di modo che se, ad esempio, un milione di persone condivide una notizia falsa incentrata sullo sbarco degli alieni alla Casa Bianca, la notizia potrebbe non riuscire ad entrare comunque nella sezione e a non aumentare ulteriormente la sua diffusione, in quanto palesemente falsa e non aderente alla realtà dei fatti.

Seppur non risolutive del problema in modo esaustivo, le contromisure fino ad ora adottate da Facebook per porre fine al dilagare delle bufale online potrebbero comunque riuscire a smorzare l’entusiasmo di tutti coloro che quotidianamente si inventano panzane e amenità, con la speranza di ricevere un aiutino dal motore di ricerca interno al sito e di spingere un numero crescente di utenti a parlarne, sfruttando così quell’arma della chiacchiera che rappresenta da sempre il più potente mezzo di comunicazione a disposizione dell’uomo.

 

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