
Se l’ideazione dei social networks ha portato il terrorismo ad un livello più alto e reso molto più difficili le ricerche di potenziali attentatori, ormai non più vincolati alla presenza in un luogo fisico o all’esistenza di postriboli impiegati come covi, sempre a partire dalla piattaforme sociali risulta invece più agevole dare vita a mobilitazioni di massa di qualunque natura e persino sventare Colpi di Stato o presunti tali.
All’indomani del tragico golpe che ha insanguinato la Turchia e si è concluso (nel bene e nel male) con un solenne nulla di fatto, le ricostruzioni hanno mostrato come l’impiego della piattaforma Facetime sia stato determinante nel consentire al presidente fuggiasco Erdogan di dare vita al contrattaco che gli ha consentito il rapido rientro in patria e la ripresa quasi istantanea di quel potere che pareva ormai svanito sotto i colpi dei carri armati e degli animi infiammati dal desiderio di laicità e rispetto costituzionale che pervadevano la Turchia.

Grazie all’applicazione iOS Facetime, Erdogan ha infatti potuto rilasciare un’intervista “live” alla Cnn, ormai divenuta storica, e spingere i suoi sostenitori a diramare il video all’interno dei comuni social networks, di modo da rendere virale il messaggio del presidente e da incitare le folle a scendere in piazza per favorire il rientro dei militari nelle caserme.
Mentre le televisioni nazionali si trovavano occupate dai golpisti, come prassi e tradizioni impongono, l’unico modo per aggirare l’ostacolo mediatico all’interno del Paese era logicamente quello di far leva sul sentimento di unità nazionale a partire dai social netwrok e dalla loro natura intima che ne impedisce la chiusura o la limitazione in tempi brevi, dato che le piattaforme internazionali risultano difficili da occupare o reprimere persino per gli un gruppo di organizzatissimi generali.
Per ironia della sorte, Erdogan è riuscito a sventare il Colpo di Stato proprio a a partire da quei medesimi social network che intendeva bandire dal Paese (Twitter in primis) solo pochi anni fa, con l’intento di limitare le libera informazione in Turchia sotto le spoglie di esigenze nazionali legate alla sicurezza e, ovviamente, alla possibilità di sventare quelle minacce terroristiche che si moltiplicano e prosperano proprio grazie alla Rete.
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