
Il compimento del primo anno di età porta in dote non solo la lenta conquista dell’indipendenza motoria ed emotiva, ma anche la magica scoperta che il mondo non finisce affatto al calare del sole e che il momento della messa a letto non coincide con l’interruzione temporanea di tutte le attività svolte dai genitori, fino ad ora percepiti dal bimbo come animali diurni, pronti a cadere vittime di una sorta di letargo non appena il piccolo si addormenta e a venire destati dal loro torpore giusto per qualche coccola o qualche poppata estemporanea.
La naturale curiosità del bambino verso le attività svolte dai genitori comporta spesso l’idea che mamma e papà mettano il bimbo a letto più per loro esigenze che non per la reale necessità di concedere riposo al pargolo e, man mano che l’età avanza e che l’intelligenza del bimbo si acuisce, il momento dell’addormentamento infantile coincide sempre più con una sorta di guerra domestica condotta colpi di urletti, pianti, pressioni sulle sbarre del lettino, ninne nanne soffocate dai singhiozzi e ore trascorse a vegliare sulle condizioni emotive del piccolo, sottoposto ad uno stress provocato dalla sua volontà di rimanere sveglio ad oltranza e dalla mancata adozione di quegli accorgimenti utili a fargli percepire la messa a letto come la naturale conclusione della sua giornata.

Dato che spiegare ad un bambino di età inferiore ai tre anni i benefici psico-fisici di un lungo ciclo di sonno e del poter dormire per una notte intera senza intoppi risulta impossibile almeno quanto arginare il mare con lo scoglio della musica leggera, è necessario puntare su una sfera emotivo-sensoriale per garantire che il piccolo accolga con serenità la routine serale e riesca a percepire la messa a letto come un momento tranquillo e non come un micro-trauma o un atto di lesa maestà apportato alla sua sacra sfera della volontà.
Premesso, come di consuetudine, che i bambini non sono funzioni algebriche (nonostante un enorme numero di internauti lo creda vivamente!) e che non esistono dunque regole universali in grado di incontrare il favore di ogni bambino presente sul pianeta Terra, si può comunque ricorrere ad una serie di accorgimenti finalizzati alla stimolazione di quella sfera cognitiva associata al sonno e al relax, di modo da favorire un rapido processo di addormentamento senza troppi capricci al seguito
Pur considerando il fatto che ogni bimbo possiede tempi di digestione e fasi legate ai cicli di sonno differenti, esiste comunque un orario considerato come ottimale per la messa a letto, oltre il quale l’impresa è destinata a rivelarsi più ardua del previsto per via di una sorta di cortocircuito ormonale che spinge il piccolo a non cedere sotto i colpi della stanchezza e a voler rimanere ancora sveglio anche a fronte di palese sonnolenza e stanchezza accumulata durante il corso della giornata.
Il primo e basilare errore che commettono i genitori nel momento di operare la messa a letto di un bimbo di età compresa tra uno e tre anni è quello di considerare il tasso di stanchezza percepita alla stregua di un indicatore affidabile riguardo alla capacità del bambino di prendere sonno e di scambiare un livello di attività ancora elevato con un movente per ritardare la messa a letto.

Concedere al bimbo di rimanere sveglio oltre l’orario fissato come ottimale perché il piccolo dà segno di non essere sufficientemente stanco, significa infatti incamminarsi su una pericolosa strada lungo la quale si rischia di dare origine ad una situazione paradossale, in cui il bambino si troverà ad essere presto troppo stanco per prendere sonno.
Numerosi studi hanno infatti attestato come il rimanere svegli per un periodo troppo lungo comporti nel bimbo una fase di stress improvvisa che si traduce in una sovrapproduzione di cortisolo, ormone che presiede ad una condizione di nervosismo ed agitazione non esattamente ideale al riposo e ad una messa letto condotta senza patemi.
Risulta dunque importante che la routine quotidiana relativa al mettere a letto il piccolo tenda ad essere il più schematica possibile e proceda secondo orari prestabiliti, senza tener conto del fatto che il bambino possa mostrarsi più o meno stanco in corrispondenza dell’orario preventivato, dato che il passaggio dalla condizione di attività a quella di eccessivo stress è rapido ed invisibile e che, una volta innescato il circolo del cortisolo, fare prendere sonno al piccolo risulterà molto difficile.
Sull’orario specifico da selezionare non esistono linee guida predefinite e molto dipende dall’orario in cui si decide di cenare e da quello al quale tenderà a svegliarsi il bimbo il mattino seguente, ma è comunque consigliato cercare di non sforare la soglia delle 21.30 nei bambini in età prescolare, prima di dare vita a pessime abitudini che potranno in seguito interferire con lo svolgimento delle attività diurne, quando il bambino si troverà a doversi svegliare in corrispondenza dell’inizio della scuola materna.
Un altro errore commesso dai genitori al momento di mettere a letto il loro pargolo consiste nel trasportare il bambino all’interno della sua cameretta con tanto di luci accese e giocattoli in vista e di procedere solo in un secondo momento ad abbassare l’illuminazione e a trasformare la stanza nella sua variante notturna.
La pratica di portare un bimbo piccolo in una stanza illuminata e di spegnere le luci solo quando sarà completamente crollato, magari a seguito di un’interminabile sessione di coccole, impedisce al bambino di percepire con chiarezza lo stacco tra quello che la sua cameretta rappresenta durante le ore diurne e quello che invece dovrebbe significare ai suoi occhi al calare del sole, andando inoltre a rappresentare una tentazione per via di tutti quei giochi proni all’utilizzo che faranno passare in pochi istanti la voglia di dormire al bimbo.

Prima di portare il bimbo a letto è dunque necessario assicurarsi che non vi sia nulla in vista o portata di mano in grado di distrarlo dal suo biettivo primario e che l’illuminazione sia molto fioca e necessaria ad attenuare quell’inevitabile paura degli ambienti bui che si manifesta a partire dal primo anno di età, di modo che l’ingresso nella cameretta venga immediatamente percepito dal bimbo come un radicale passaggio dal giorno, rappresentato dal chiarore delle altre stanze, alla notte profonda della sua stanzetta.
Molto importnate, infine, assicurarsi che all’interno della stanza non si trovino oggetti in grado di turbare la qualità del suo sonno o di interferire con il naturale processo di addormentamento, il che impone il bando totale e assoluto di computers, smartphone, tablet e televisori dalla stanza del bimbo per tutto il corso della notte.
Probabilmente non esiste la mondo un compito più difficile al mondo, dato che in ogni essere umano il processo di addormentamento è preceduto da una fase di sono lieve in cui il cervello tende ad assuefarsi alle condizioni che avevano favorito il sonno in precedenza e che i bambini, per loro natura, associano le suddette condizioni all’abbraccio materno (o paterno) che ha contraddistinto il loro scivolamento nel mondo dei sogni fin dai primi giorni della loro vita.
Per quanto meravigliosa, edificante ed appagante possa essere l’esperienza di fare addormentare un bambino tra le proprie braccia, arriva per tutti il momento in cui la ripetizione della routine diventa un onere insostenibile, per via dell’età del piccolo, ormai divenuto non più tanto piccolo, di impegni soggettivi e del fatto che la spirale innestata può nel corso degli anni dare vita ad un’autentica dipendenza emotiva con conseguente impossibilità di fare addormentare il bambino i modo autonomo.

Per fare in modo che il piccolo non associ in modo esclusivo l’addormentamento con l’abbraccio materno, occorre dunque armarsi di pazienza ed affiancare le coccole ad un’ulteriore serie di rituali notturni, utile ad innescare nel subconscio del bimbo la sensazione di sonno anche quando le coccole protratte verranno a mancare o non potranno venire praticate in una data situazione di emergenza.
Mentre cullate il vostro bimbo, provate dunque ad introdurre elementi esterni in maniera sempre crescente, andando ad esempio a proporre una particolare melodia (sia essa musica classica o una ninna nanna) che verrà suonata o cantata in modo esclusivo in concomitanza della messa a letto; provate a dare al bimbo una peluche di suo gradimento da stringere al petto solo quando si trova nel lettino oppure (più avanti) ad istituire il classico rituale legato alla lettura della fiaba.
Via via che elementi “rilassanti” verranno aggiunti alle fasi di addormentamento, prenderà corpo nella mente del bimbo l’idea che il sonno non è legato solo al caldo abbraccio materno, ma anche alla musica, al peluche o alla fiaba e quando le coccole verranno a mancare (o si troveranno limitate alla loro naturale funzione), il passaggio sarà meno traumatico, dato che i fattori residui riusciranno comunque a scatenare nel bimbo quella catena di idee in grado di portarlo in una fase di pre-sonno e infine tra le braccia di Morfeo.
Data la difficoltà del compito, è opportuno procedere con estrema calma e non perdere fiducia nei propri mezzi qualora gli esiti contrastino inizialmente con quanto sperato, dato che i meccanismi cerebrali relativi al rilascio di endorfine e melatonina posseggono una memoria storica piuttosto sviluppata e che invertire una tendenza cementificata fin dalla nascita non risulta esattamente alla stregua di un’impresa da portare a termine dall’oggi al domani.
Il rispetto di queste semplici regole dal valore universale potrà consentire al bimbo di percepire la messa a letto come la naturale conclusione di una giornata densa di giochi e fatiche e di consentirgli il rilascio di tutto quel complesso apparato di neurotrasmettitori che regola le fasi di sonno-veglia, senza che il bimbo tenti di scalare le sbarre del letto per ore, urli come se si trovasse in preda ad un dolore lancinante o trascorra interminabili minuti cercando di comprendere le ragioni che portano la vita dei suoi genitori a proseguire lungo il suo corso, nonostante il sole sia ormai disceso da molto tempo.
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