Universo Bambini
1

Mettere i bambini a letto presto previene obesità e insonnia

15 luglio 2016
2370 Visualizzazioni
0 Commenti
11 minutes read
Mettere i bambini a letto presto previene obesità e insonnia

La crescente attenzione rivolta dalla medicina al versante della prevenzione è dettata dalla constatazione che tutto ciò che ci accade (o quasi) a livello clinico, si pone alla stregua del prodotto di una serie di azioni compiute durante le fasi antecedenti della nostra vita e che è dunque molto meglio iniziare il prima possibile ad impostare una sana esistenza, piuttosto che doverci trovare ad adottare correttivi a posteriori, una volta insorto lo stato patologico di riferimento.

Se più o meno tutti concordano, per tanto, che è meglio spendere i nostri soldi in cibi sani e raffinati che doverci trovare costretti in seguito ad operare un esborso maggiore sul versante legato alle medicine, il termine “prevenzione” sta andando ad assumere via via una connotazione sempre più ampia e ad includere pratiche legate all’attività fisica, alla possibilità di concederci momenti di relax, alla mancata somatizzazione di tendenze emotive latenti e persino alla capacità di riuscire a mettere a letto presto i bambini, nonostante chiunque abbia figli si renda perfettamente conto di quanto l’operazione assomigli ad una vera e propria arte e comporti un carico di maestria non indifferente.

bambini e insonnia

Se i vantaggi nell’immediato relativi alla possibilità di mettere a letto presto i bambini in età prescolare sono ormai ampiamente noti ed evidenti a tutti, una recente ricerca condotta dalla dottoressa Sarah Anderson, professoressa di epidemiologia presso la Ohio University, ha rivelato la possibilità che la pratica influisca non solo sul benefico sviluppo delle facoltà cognitive associate ai cicli di sonno-veglia, ma che possa rappresentare un autentico fattore di prevenzione nei confronti dell’obesità infantile e adolescenziale.

Grazie alla possibilità di condurre studi sempre più dilatati nel tempo e di consultare una letteratura medica costituita da pionieristici esperimenti in materia, è infatti risultato possibile tracciare un inedito parallelo tra l’orario in cui i bambini vengono messi a letto e le probabilità di cadere vittime dell’obesità durante gli anni dell’adolescenza, andando così ad istituire un nesso tra funzioni cognitive e cicli metabolici.

Cosa dice la ricerca

Lo studio coordinato dalla dottoressa Anderson e pubblicato sull’autorevole rivista di settore Journal of Pediatrics si è svolto analizzando i dati relativi ad una ricerca, iniziata nel 1977 ed inserita nell’ampio programma pediatrico, noto come Study of Early Child Care and Youth Development, sulla base di un parallelo tra l’orario in cui i bimbi venivano messi a letto quando si trovavano in età prescolare e l’indice di massa corporea (Bmi) che avrebbero successivamente sviluppato sulle soglie dell’adolescenza.

In sostanza, la dottoressa Anderson ha analizzato un ampio campione di risposte fornito dai genitori di 977 bambini di circa 4 anni e mezzo di età per scoprire quale fosse l’orario in cui mediamente i loro figli venivano messi a letto ed ha indagato se i suddetti bambini, una volta cresciuti, avessero sviluppato una qualche problematica di tipo organico e metabolico, al fine di porre in correlazione i due termini dell’unione.

bambini a letto e obesità

Come ampiamente preventivato, dalle ricerca della dottoressa Andreson è emerso che laddove al tendenza a mettere i bambini a letto presto e a stabilire orari precisi persisteva, il Bmi risultava maggiormente contenuto e lontano dai pericoli legati all’obesità, con conseguenti benefici sullo stato di salute complessivo degli ex-bambini, ora diventati adolescenti normopeso.

Nel dettaglio, la revisione compiuta dalla Anderson ha mostrato che solo il 10% dei bambini che venivano messi a letto verso le otto di sera aveva sviluppato un indice di massa corporea assimilabile alla condizione di obesità; percentuale che saliva fino al 16% in caso l’ora del coricamento fosse compresa tra le otto e le nove e che raggiungeva l’allarmante picco del 23% presso i bambini di 4 anni messi a dormire dopo le nove.

Lo studio non ha inoltre riscontrato significative differenze presso il campione maschile e quello femminile dei partecipanti al test, mostrando percentuali pressoché inalterate al mutare dei sessi e rivelando la presenza di processi metabolici dal carattere universale.

L’orario della messa a letto è fondamentale

Apparentemente privo di novità salienti, dato che la capacità di dormire si trova ormai associata al corretto funzionamento delle facoltà metaboliche da anni, lo studio condotto dai ricercatori della Ohio University sposta in realtà la soglia di attenzione su un fattore fino ad ora ignoto, mostrando (seppur a livello statistico) come l’orario specifico della messa a letto risulti determinante nel possibile sviluppo dell’obesità, almeno quanto la qualità e la quantità intrinseca delle ore dormite per notte dai bambini.

Se fino ad oggi le linee guida pediatriche avevano logicamente incluso la possibilità di dormire per un numero sufficiente di ore per ogni notte tra le condizioni in grado di condurre ad uno sviluppo armonico del piccolo, la ricerca della dottoressa Anderson mostra come mettere a letto presto i bambini risulti un’operazione ineluttabile a prescindere dal numero complessivo di ore che andranno comporre la sessione di sonno fino al mattino.

bambini a letto alle otto

Non trovandosi i bimbi inseriti nel test a doversi svegliare ad un determinato orario, per via di impegni familiari o semplici consuetudini, i benefici in termini di massa corporea sono infatti stati fatti registrare indipendentemente dal numero di ore sonno dichiarato dai genitori, lasciando supporre che l’orario legato alla messa a letto potesse influire sulla salute dei piccoli a prescindere da quanto i bambini avrebbero in seguito dormito.

Un altro aspetto interessante della ricerca è rappresentato dal fatto che una differenza di orario percepita come minima in ogni quadro domestico, pari a mezz’ora o ad un’ora, si traducesse nel corso degli anni in un aumento dei fattori scatenati legati all’obesità tutt’altro che minimi o indifferenti, con incremento statistico pari al 13% a fronte di una sola ora di ritardo sulla tabella oraria considerata come ottimale.

L’orario ottimale è alle otto di sera

In virtù di un meccanismo inconscio, denominato eterogenesi dei fini, può accadere che studi, ricerche ed evidenze condotte per scopi e con intenti del tutto differenti tra loro conducano ai medesimi esiti e che la verità appaia così alla stregua dell’unico prodotto possibile ricavabile da “prove del nove” di varia natura.

Con l’intento di dimostrare i pericoli derivanti dalla pratica opposta, vale a dire dal mettere i bambini in età prescolare a letto troppo presto, un gruppo di ricercatori americani, capitanti dalla dottoressa Monique le Borgeoise, aveva infatti calcolato nel 2013 le tempistiche relative alle fasi di addormentamento di 14 bambini (di età compresa tra i 30 e i 36 mesi), scoprendo che l’orario perfetto per la messa è letto è rappresentato proprio da quelle fatidiche 8 di sera oltre le quali la ricerca dell’Ohio ha stabilito il pericoloso discrimine.

bambini a letto studio

Lasciando una forbice temporale massima pari a 10 minuti, lo studio ha infatti scoperto che mettere a letto i bambini prima o dopo della suddetta ora comporta un sensibile aumento relativo alle probabilità di di insonnia e risvegli frequenti nel corso della notte, andando a fissare l’orario compreso tra le 8 e le 8.10 come il migliore per prevenire episodi legati alla perdita dei naturali cicli di sonno.

I medici autori dello studio hanno infatti riscontrato che prima dell’effettiva caduta nel mondo dei sogni, i bambini in età prescolare trascorrono circa 30 minuti in una fase di limbo denominata “pre-sonno” e che metterli a letto troppo presto o troppo tardi altera la naturale produzione di tutti quei neurotrasmettitori (melatonina in primis) utili ad una sessione di sonno indisturbata e riposante, dato che l’eccessiva prossimità o lontananza dall’ora della cena possono interferire con i processi neurali legati alla digestione e ad un orologio biologico interno fissato, appunto, alle otto di sera.

Secondo la ricerca compiuta dalla dottoressa Le Borgeoise, inoltre, l’analisi minuziosa del campione censito (per quanto ovviamente ristretto) ha rivelato come le problematiche legate alla messa a letto dei bambini ad orari sballati desse adito a difficoltà destinate a cronicizzarsi e a non trovare soluzione nemmeno in prossimità dell’età adulta, per via di una sorta di memoria storica del sonno che andava ad interferire con produzioni ormonali e corretti ritmi biologici.

Entrambe le ricerche citate paiono convergere dunque verso l’idea di fondo che prevede l’esistenza di un orario ottimale in quanto tale e che lascia poco spazio a considerazioni legate alla volontà del bambino di prendere sonno o di rimanere sveglio più a lungo, il che implica (seppur con tutte le riserve del caso) che il nostro concetto di prevenzione applicata all’universo infantile debba comporsi anche di quei complicatissimi tentativi di mettere a letto il bimbo alla stessa ora, prima di trovarci in seguito costretti ad investire risorse ben maggiori per il recupero della massa grassa in eccesso o del sonno tragicamente perduto.

 

Altri post che ti potrebbero interessare

Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi