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Arfid, il disturbo alimentare che colpisce i bambini “schizzinosi”

13 luglio 2016
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Arfid, il disturbo alimentare che colpisce i bambini “schizzinosi”

Se sulla scoperta e la diagnosi di numerosi disturbi alimentari influisce sicuramente una componente culturale che ha portato anoressia e bulimia ad uscire dal cono d’ombra, nel quale erano rimaste a lungo confinate per via di atavici pregiudizi, non vi è dubbio alcuno che l’esplosione di ossessioni legate al cibo trovi la radice ultima nell’eccessiva disponibilità di ogni categoria alimentare presente sul pianeta Terra.

Senza voler a tutti i costi rivangare i racconti dei nostri nonni alle prese con penurie e razionamenti, appare comunque evidente a chiunque che la tendenza ad alimentarsi con troppo cibo, con troppo poco o con alimenti minuziosamente selezionati in base a presunte tendenze mediche (come l’ortoressia) siano rese possibili dal fatto che ogni ben di Dio si trova a nostra disposizione e perfettamente accessibile, persino in una dura fase storica legata a crisi di contingenze e consumi.

arfid non mangiare

Oltre a condizionare in modo più o meno profondo il corso delle nostre esistenze durante le fasi adulte della vita e a tenerci svegli per notti intere con il timore che il microgrammo di olio di palma accidentalmente ingerito possa germogliare all’interno del nostro intestino, facendoci trovare una noce di cocco al posto delle gambe la mattina seguente, purtroppo il versante relativo a disturbi ed ossessioni alimentari sta sempre più spostando la sua sfera di incidenza in direzione di quell’universo infantile per il quale il cibo dovrebbe rappresentare un’occasione di gioia e un momento conviviale per l’intera famiglia, riunita a tavola come succedeva ai tempi di quei nonni che ci siamo ripromessi di non nominare più.

Mentre svariati studi attestano il continuo aumento di incidenza delle tendenze anoressiche e bulimiche presso un pubblico di giovanissimi, è piuttosto recente la scoperta del disturbo denominato Arfid e generato a partire da un eccessivo atteggiamenti schizzinoso verso il cibo (choosy, avrebbe detto qualcuno) che si manifesta già durante i primissimi anni di vita del bimbo e che può, se ignorato o trascurato, portare in dote una serie di problematiche sociali e nutrizionali destinate a riverberarsi durante l’intero corso dello sviluppo organico.

Cos’è la sindrome definita Arfid

Acronimo in lingua inglese della patologia nota come Avoiding restrictive food intake disorder, la Arfid è una devianza alimentare che porta i bambini a selezionare minuziosamente gli alimenti da ingerire, sulla base di criteri mentali in palese disaccordo con le loro effettive esigenze nutrizionali e che comporta, ad esempio, la volontà esclusiva di nutrirsi di cibi composti da un determinato colore, da una ben precisa forma o dalla consistenza specifica dell’alimento.

In sostanza, la Arfid è l’esasperazione della naturale tendenza presente nei bambini a voler scegliere gli alimenti non sulla base del loro apporto calorico, proteico o vitaminico, ma in base al fatto che i cibi proposti possano risultare più o meno attraenti, con il risultato di voler escludere a priori e in modo categorico tutto quanto non rientra nei parametri fissati come indispensabili all’assaggio e all’ingestione.

arfid e scelta dei cibi

Oltre ai sopracitati criteri, che denotano in modo piuttosto univoco la presenza di un approccio scorretto all’alimentazione, la Arfid può presentarsi anche in forma lieve qualora il bambino impieghi il normale organo di riferimento nello scegliere i cibi, vale a dire il gusto, ma proceda ad effettuare selezioni troppo accurate e ristrette, prediligendo i pochi alimenti a lui graditi e rifiutando in toto qualunque proposta finalizzata ad ampliare il suo spettro alimentare, senza che par altro esistano effettive ragioni legate a preferenze individuali o al cattivo sapore di un dato alimento.

Presente soprattutto nel versante maschile dell’infanzia, la Arfid può iniziare a manifestarsi già a partire dal secondo anno di vita e rimanere a lungo latente, per via dell’ovvia impossibilità di constatare se il rifiuto del bambino di fronte ad una gamma di alimenti nuovi risulti dettato da gusti in disaccordo con la nuova proposta o dalla volontà di escludere a priori tutto quanto non ricada all’interno dei canoni fissati dalla sua sfera sensoriale e schematizzarti dalla mente del bambino.

Come tutte le patologie “nuove” la Arfid si trova ad essere in perenne evoluzione sia da un punto di vista diagnostico che da uno terapeutico, ma esistono comunque alcune basilari linee guida in grado di facilitare il suo riconoscimento e di consentire un pieno intervento correttivo di tipo domestico, nella maggior parte dei casi in grado di scongiurare lunghe e odiose sedute sull’ormai metaforico lettino dello psicanalista durante le fasi successive della vita.

Quando può insorgere e come si manifesta la Arfid

Premesso, come di consuetudine, che la Arfid è un’autentica patologia e come tale è stata riconosciuta nel 2013, non basta ovviamente che il bambino manifesti insofferenza nei confronti degli odiati broccoli o dia segno di avere scarso appetito per un breve periodo per potere annoverare il piccolo nella schiera dei soggetti colpiti e tragicamente destinati ad una vita densa di privazioni ed esclusione sociale: prima di stabilire dunque che vostro figlio è affetto da Arfid occorre considerare le linee guide fornite dalle istituzioni sanitarie e valutare la compresenza di un quadro sintomatologico piuttosto complesso.

Per potere a parlare a pieno titolo di disturbo alimentare nel vero senso della parola, occorre infatti che il bambino si trovi a soffrire: di evidenti cali di peso, di carenze nutritive tali da richiedere con frequenza il ricorso ad integratori e surrogati alimentari e di una marcata correlazione tra la sua sfera psicologica complessiva e la sua tendenza a voler selezionare minuziosamente il cibo; fattore quest’ultimo che comporta la presenza di segni di disagio in grado di esulare dalla sfera alimentare e che in quest’ultima trovano una manifestazione ultima.

ardif e bambini

In sostanza, lo spettro sintomatologico che definisce la Arfid consta di una serie di comportamenti immediatamente percepibili e legati al rifiuto di un ampio spettro di alimenti, di un versante organico legato a deficit nutrizionali e ponderali valutabili  in sede medica e di una parte latente ,associata ad una sfera psicologica che si pone come base del disturbo e come radice ultima sulla quale intervenire prima che la patologia possa degenerare o semplicemente cronicizzarsi.

Pur non esistendo un termine minimo, né tanto meno una data di scadenza per la Arfid, è ipotizzabile che la tendenza alimentare possa sorgere già con concomitanza del secondo anno di vita, quando i vezzi infantili e i normalissimi cambi di gusto possono lasciare il posto ad autentiche ossessioni e fobie che prevedono il cibo al centro di un universo simbolico popolato da tensioni irrisolte.

Seppur non impossibile, risulta comunque improbabile parlare di Arfid prima che il bambino abbia acquisto quella capacità di discernimento alimentare che lo porta in modo consapevole (e non più istintivo) a relazionarsi al cibo secondo preferenze ed inclinazioni specifiche e non vincolate a quel “primo impatto” che può portare il bimbo a percepire come sgradevole un alimento solo in base alla sua consistenza o alla difficoltà di masticazione dovuta ad una dentatura incompleta o immatura.

Come si cura e si previene la Arfid

Come ogni tipologia di disturbo alimentare legato ad origini di tipo psicologico, la Ardif può risolversi in modo spontaneo, qualora risulti provocata da una temporanea compresenza di fattori scatenanti, oppure cronicizzarsi e divenire la costante delle scelte alimentari fino alla soglia dell’età adulta e oltre, causando così profonde carenze nutrizionali e fenomeni di auto-esclusione sociale dettati dal fatto che il paziente adulto comprende perfettamente la natura della sua “stranezza” e tende a rifuggire tutte quelle occasioni mondane in cui il cibo assume un ruolo centrale.

Qualora la patologia risulti essere già diagnosticata e radicata nel bambino o nell’adolescente, è necessario affidarsi alle mani di un esperto in grado di suggerirci quale strategia adottare per far fronte al malessere, ma prima che ciò accada è fortunatamente possibile cogliere i primi segnali d’allarme e intervenire in modo dolce sui comportamenti alimentari del piccolo.

arfid disturbi alimentrari

Per evitare che un semplice periodo di transizione nella vita del bimbo si tramuti in una sorta di inferno alimentare è opportuno, innanzitutto cercare di assumere un atteggiamento propositivo verso il cibo e deporre quell’antico sistema di ricatti, premi e punizioni che regolano da secoli lo svolgimento della vita domestica all’ora di pranzo.

Come avrete ampiamente già sperimentato in prima persona, è inutile controproducente tentare di forzare a mangiare un bambino schizzinoso o inappetente, dato che il ricatto istituito, le urla o le minacce non faranno altro che radicare nel bimbo la convinzione che il cibo da lui rifiutato è sgradevole quanto quel complesso sistema di emozioni negative che provoca la sua vista.

L’unica strategia da adottare di fronte ad un rifiuto è quella di cercare di rendere il cibo invitante, proporlo in una veste nuova (se il piccolo non vuole del prosciutto, ad esempio, provate a metterlo in un banalissimo toast) ed attendere pazientemente la caduta delle remore infantili, fino al momento dell’assaggio.

Via libera all’immaginazione, alla trasformazione e alla comprensione, dunque, dato che la naturale curiosità del bimbo verso forme e colori nuovi, tanto graditi ai suoi genitori, porteranno al lento abbandono di quell’iniziale diniego che si pone spesso come spia per la volontà di emancipazione, molto prima che come segnale di avvenuta condizione patologica.

Infine, man mano che i bimbi crescono e che il loro cervello si fa sempre più in grado di collocare il cibo all’interno della sua naturale dimensione, occorrerebbe ridurre la scelta degli alimenti disponibili in un dato momento ad un numero meno prossimo all’infinito e far comprendere al piccolo che sprechi, capricci e rifiuti sono il lusso di chi si può concedere di mangiare per mero piacere e non per effettiva necessità.

 

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