Persino le persone più irreprensibili, serie e ligie si sorprendono ogni tanto a fare cose assolutamente stupide e prive di logica, dato che in ognuno di noi esiste una componente infantile ineliminabile che affiora sovente nel segreto delle nostre stanze vuote e che si esplica in una serie di pensieri e azioni dei quali ci vergogneremmo volentieri se qualcuno potesse vederci o sentirci.
Purtroppo, l’ideazione dei social networks ha fatto in modo che il sacro confine tra pubblico e privato venisse meno e con esso l’arcaica volontà di tenere celato il nostro lato “stupido”, ormai divenuto di pubblico dominio attraverso una serie di post, filmati e immagini postate su Facebook che ci ritraggono intenti a compiere e scrivere autentiche idiozie nella speranza di movimentare un po’ le nostre giornate andando a suscitare il plauso o l’indignazione di chi la pensa come noi o di chi invece ci disapprova del tutto.
Ultimo episodio di una galleria degli orrori del tutto paragonabile al campionario di un circo di fine ‘800, il post di un parroco di Vibo Valentia sta suscitando indignazione e risentimento in tutta la Penisola e portando (ancora una volta) le autorità nostrane ad interrogarsi sull’opportunità di rivedere e ripensare il nostro accesso allo strumento digitale.
Probabilmente stanco della monotonia della sue giornate, il parroco di Vibo Valentia ha infatti deciso di farsi immortalare mentre si trovava intento a “sparare”, con una pistola giocattolo, alla televisione, quando l’apparecchio risultava sintonizzato su un discorso del segretario generale della CGIL Susanna Camusso e di postare il tutto su Facebook con l’aiuto di un suo amico.
Condendo il tutto con l’oscena dicitura “Io questa me la farei. Fuori”, Don Pippo è rapidamente assurto alle cronache nazionali per via di un gesto che risulta palesemente lesivo non solo dell’immagine della Camusso, ma anche della professione svolta dal protagonista della foto e di quel proverbiale atto di “porgere l’altra guancia” che poco collima con l’uccisione simulata di sindacalisti e consimili.
In attesa che qualcuno apponga un filtro, un freno o uno stop di qualunque natura alla continua auto-mortificazione del genere umano condotta attraverso i social networks, la speranza è quella che il comune senso di pudore e vergogna torni a fare capolino negli autori del post incriminati e che la nostra ineliminabile componente di idiozia torni ad esplicarsi al riparo da sguardi e occhi indiscreti.