Emerge il Futuro

Morto il geniale ideatore di Pac-Man

I primissimi videogiochi e i rudimentali simulatori dei primordi basavano la loro attrattiva sull’idea che fosse possibile replicare le attività compiute nella vita “reale” attraverso il filtro di uno schermo e (ad eccezione di Space Invader) erano quasi tutti incentrati su bizzarre esperienze di guida, su partite di ping-pong giocate da due asticelle ed un quadratino o su riproposizioni di flipper in modalità bidimensionale, un po’ come se il mondo dei videogiochi non fosse che un’estensione per gente pigra di quanto avveniva poco distante dalla console.

Ben consapevole del potenziale immaginifico che la nascente tecnologica poteva suscitare e della possibilità di creare icone immortali, il geniale programmatore giapponese Masaya Nakamura ebbe invece l’intuizione di sfidare schemi ormai dati per assodati e di dare vita ad un particolare personaggio, facile da disegnare e riprodurre, che avrebbe potuto porsi come testimonial stesso di un intero comparto industriale.

Forse il primo vero videogioco dell’era moderna, Pac Man nasceva infatti 37 anni fa portando in dote un carico di novità assoluta, consistente appunto nella genesi di un personaggio privo di termini di paragone e in una struttura di gioco che contemplava la presenza di schemi e livelli distinti per difficoltà e numero di “nemici” da affrontare; anch’esso poi divenuto lo standard produttivo di tutte le produzioni successive di genere “platform”.

Forte di una serie di successi commerciali privi di paragoni e di una lunga carriera nella compagnia Nemco, Masaya Nakamura si è serenamente spento nella sua abitazione nel cuore della notte scorsa, portando con sé i fasti di una prima era dell’oro dei videogiochi e tutte quelle suggestioni legate alla sua creatura che permangono inalterate persino in un’epoca storica post-industriale in cui visori e iper-realismo rappresentano la costante di un universo in perenne evoluzione.

Salutando il 91enne genio della programmazione e del marketing, l’industria di settore piange oggi l’uomo che riuscì a comprendere prima di tutti gli altri quanto i videogiochi potessero rappresentare un universo autonomo e autosufficiente e quanto la realtà fisica non necessitasse di copie ed estensioni per portare il mondo a cimentarsi con un joystick.

 

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