Chiunque abbia avuto davanti a sé il compito (spesso ingrato) di dover svezzare un bambino poco volenteroso di abbandonare l’amato latte in favore di pappe dall’aspetto strano e dalla consistenza molliccia, avrà avuto a più riprese la tentazione dia addolcire con del comune zucchero i nuovi alimenti, con l’intento di porre fine a tutti quei capricci e con la convinzione di poter un giorno invertire la rotta e limitare il consumo di fruttosio nella dieta del bimbo.
Ecco, in caso questa tentazione dovesse fare capolino nella vostra mente e la perversa idea insinuarsi tra pianti e strilli, magari per colpa di qualche nonna o zia troppo compiacente, una recente ricerca offre un movente per evitare il fruttosio come la peste, dato che i danni prodotti all’organismo dei più piccoli paiono essere molto più ingenti di quanto dato per assodato fino ad oggi e di quanto postulato in precedenza.
Secondo uno studio condotto dai ricercatori facenti capo all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, lo zucchero agirebbe sul metabolismo dei bimbi in modo del tutto analogo a quello con cui l’alcol danneggia il fegato degli adulti, andando a distruggerne gradualmente le cellule e mettendo a dura prova le sue funzionalità fino a causare danni potenzialmente irreversibili.
A differenza del glucosio, che viene metabolizzato grazie all’azione congiunta di differenti organi, il fruttosio tende infatti a sovraccaricare in modo univoco solo il fegato, costringendo ad un superlavoro al ghiandola dei bambini, non sufficientemente formata e incapace di smaltire nel modo corretto tutto quell’eccesso di lavoro.
Per giungere a questa conclusione, i medici romani hanno analizzato le condizioni di salute di un gruppo pari a 271 bambini e adolescenti affetti dalla sindrome nota come “fegato grasso”, incrociando i dati relativi alla quantità di zucchero presente nelle urine con la loro tendenza a nutrirsi con elevati dose di fruttosio fin dalla prima infanzia e scoprendo, appunto, che esisteva un nesso definito tra l’aver assunto troppo zucchero e l’insorgenza di patologie epatiche, anche gravi.
Per quanto un’ampia letteratura scientifica abbia già dimostrato in precedenza come lo zucchero risulti quasi velenoso per il fegato dei più piccoli, lo studio romano pare aggiungere un chiaro tassello al mosaico e mostrare come si debba cercare di resistere a tutte quelle sirene che fin dal giorno dello svezzamento vorrebbero spingerci in direzione della bianca bustina.