Senza avere ancora del tutto chiaro il confine che divide le libertà personali, sancite dalla Costituzione, e la necessità di tutelare la salute pubblica, la recente decisione della regione Emilia Romagna di vietare l’ingresso agli asili nido a tutti i bimbi non vaccinati ha aperto un infinito strascico di polemiche e portato, d’altro canto, numerose regioni italiane a guardare di buon occhio all’esempio emiliano e a cercare di produrre al più presto disposizioni normative in grado di produrre un identico effetto.
Premesso che a nostro avviso non esiste alcuna ragione al mondo per non vaccinare i bambini e che in un paese civile la discussione sarebbe frutto di una mero esercizio di dialettica, dato che tutti bambini si troverebbero ad essere vaccinati senza problemi o remore, la vicenda ha infatti portato sul piede di guerra il Codacons (agenzia che si occupa di tutelare i diritti di consumatori), volenteroso di inondare la decisione emiliana con una pioggia di ricorsi e di ottenere dunque la sua sospensione, grazie ad un ipotetico verdetto favorevole emanato dalla Corte Costituzionale.
Secondo il Codacons, la decisione violerebbe infatti le precedenti disposizioni legislative emanate a livello nazionale, che prevedono l’impossibilità da parte degli istituti scolastici di rifiutare bambini sulla base della lor storia vaccinale e risulterebbe quindi priva di valore effettivo.
In attesa che la Corte si pronunci sulla spinosa questione, il Lazio ha invece deciso di adottare misure simili a quelle presenti in Emilia Romagna e il presidente di Regione Nicola Zingaretti ha reso nota la sua volontà di impedire per legge l’accesso agli asili nido a tutti quei bambini che, per colpa di genitori infarciti di bufale e propaganda mediatica, si trovano costretti a correre il rischio legato a malattie infettivi gravi, invalidanti o addirittura letali.
Attraverso il suo profilo Facebook, Zingaretti ha dunque proposto di rivedere in toto le modalità che regolano l’accesso ai servizi didattici per i bambini di età compresa tra 0 e 3 anni e di voler proporre quanto prima al Consiglio regionale una norma che di fatto rende obbligatori tutti quei vaccini che si trovano ad essere, attualmente, obbligatori solo a livello nominale, dando luogo ad una serie di malintesi a livello giuridico e lasciando credere che minare la salute pubblica rappresenti un diritto inalienabile e una libertà individuale.