Trovata evidentemente divertente e goliardica dai buontemponi del web e da tutti coloro che sulle altrui paure (e sull’altrui pelle) lucrano a più non posso, l’eventualità di fare ammalare di morbillo i nostro figli, negando loro il doveroso vaccino, si sta rapidamente incarnando in una pluralità di nuovi contagi che cresce esponenzialmente di pari passo con l’idiozia di coloro che ritengono la profilassi alla stregua del nemico da combattere e la malattia alla stregua di una sorta di magico alleato del sistema immunitario.
Dopo il caso dell’asilo nido di Milano, con 12 bimbi contagiati in pochi ore, dopo la vicenda di una neonata in fin di vita e di un bambino morto nell’operosa Svizzera a causa del morbillo, è ora la volta del Lazio, alle prese con un’epidemia tranquillamente evitabile col senno di poi e con misure d’emergenza da attuarsi per fronteggiare una situazione che si riteneva sotto controllo da decenni.
Le recenti stime regionali riferiscono infatti di un numero di casi registrati al 19 marzo triplicati rispetto al totale del 2016 (e dunque superiore all’ormai celebre +230% su base nazionale) e di un’epidemia rapidamente uscita dal novero delle emergenze pediatriche per contagiare soprattutto giovani adulti, portando in dote un carico di rischi per la salute e di complicazioni durante il decorso della malattia aumentato.
Quasi un terzo delle segnalazioni effettuate presso le apposite strutture regionali ha riguardato l’insorgenza di una qualche complicazione imprevista, comprensiva di problematiche di natura respiratoria, epatite o gravi forme di encefalopatia.
Piuttosto atterrita di fronte ad una situazione che, vista dall’esterno, deve apparire quantomeno surreale, l’Oms ha deciso di richiamare il nostro Paese, invitando le autorità sanitarie nostrane a correre ai ripari, prima che la minaccia epidemica cresca ulteriormente ed imponga interventi di natura coercitiva volti ad arrestare l’azione prodotta a partire dai buontemponi del Web e da tutti coloro che hanno scoperto come arricchirsi sulla pelle degli altri in nome di una crociata contro la medicina mondiale.