Salutata ormai per sempre la suggestiva fase della storia umana in cui film d’animazione e videogiochi basavano il loro fascino su una serie di disegni, realizzati a mano o al computer, l’imperante rincorsa ad un realismo estremo si sta traducendo nella genesi di titoli sempre più accurati, in cui il processo denominato motion capture rappresenta il pilastro stesso dell’architettura finale, intorno alla quale ruoteranno gli universi semantici di un gioco per console o di un film animato.
Basato sulla possibilità di riprendere e ricondurre ad un insieme specifico di comandi, attraverso appositi sensori, ogni gesto che vien compiuto attraverso il corpo umano o le sue estensioni (siano esse armi o automobili), la tecnica di motion capture rappresenta dunque il crocevia per il successo o l’insuccesso di un’avventura grafica, dato che proprio dalla possibilità di poter riprodurre i movimenti in questione in modo fluido e realistico consegue la giocabilità di un determinato titolo e la possibilità di non cadere vittime di fastidiosi oscillazioni di frequenza e ritardi lungo il percorso che passa dall’idea (reale) alla sua attuazione (simulata).
Piuttosto lungo e accurato, il processo di motion caputre legato alla produzione di “Detroit: Become Human” si è finalmente concluso e l’azienda produttrice, la Quantic Dream, ha potuto lietamente annunciare l’imminente (o quasi) approdo di uno dei titoli più attesi sul versante PS4 dell’orizzonte ludico.
Talmente atteso da suscitare diatribe mondiali circa la sua effettiva uscita nel corso del 2017, Detroit: Become Human mira a rivoluzionare l’intero settore delle avventure grafiche, facendo leva sull’avvincente connubio rappresentato da una trama fantascientifica incentrata sugli androidi ed un comparto realizzativo all’avanguardia, tanto da un punto di vista grafico, quanto dell’effettiva gestione dei controller deputati alla gestione delle fasi di gioco.
La meta-avventura basata sulla presenza di intelligenze artificiali in un gioco sviluppato grazie alla stessa intelligenza artificiale, pare dunque un po’ più vicino alla sua naturale conclusione e all’annuncio di quella che sarà l’effettiva data di uscita, resa complessa dalla vastità del progetto e da tutte quelle riprese in motion capture che avranno portato qualcuno a rimpiangere persino al meticolosità dei disegni a mano realizzati nel corso di un’altra era geologica.