
Per quanto nessuno di noi vorrebbe mai vivere un’esperienza inquietante nel cosiddetto “mondo reale” (ammesso che esista ancora qualcosa del genere), la simulazione del dolore e della paura rappresenta da sempre una grande attrattiva agli occhi del genere umano, desideroso di provare esperienze estreme in grado di favorire il rilascio di tutti quei neurotrasmettitori che producono sull’organismo una sorta si shock emotivo in grado di riequilibrare un bilancio adrenalinico spesso troppo carente.
Se fino ad oggi la distinzione tra realtà e finzione è sempre stata chiara e l’utente poteva tornare ad immergersi nel suo tranquillo mondo di sempre, dopo aver visto l’Esorcista o aver giocato ad un videogioco incentrato sugli zombie, l’ideazione di sistemi di gioco connessi con la realtà virtuale e il progresso messo in atto in ambito di perfezionamento degli elementi grafici, sta rendendo le esperienze di gioco sempre meno simulate e sempre più in grado di ingannare il nostro cervello in merito alla percezione del pericolo che si trova davanti a noi, con il risultato di una sorta di cortocircuito organico in cui l’elemento spaventoso rimane ben presente nella nostra mente.

Punto di approdo di questa ricerca è sicuramente il settimo capitolo della saga Resident Evil, nota, al pari di Silent Hill, per la verosimiglianza delle sequenze di gioco e pervenuta, con l’ultimo episodio denominato Biohazard, a livelli di realismo del tutto inediti, tali da portare l’intero universo mediatico mondiale ad interrogarsi circa i potenziali rischi che un’avventura grafica talmente perfetta e avvincente potrebbero possedere su giovani menti non in grado di sopportare tutto quel terrore senza fine mostrato attraverso gli appositi visori.
Se a livello di trama, Resident Evil l 7: Biohazard non si discosta poi tanto dai classici stilemi di settore, proponendo una vicenda a metà strada tra Evil Dead ti Sam Raimi e The Texas Chainsaw Massacre, i programmatori della Capcom sono infatti riusciti a superare loro stessi nel rendere le macabre atmosfere della villa dei Baker, ubicata in una piantagione abbandonata della Louisiana, e ad adattare il gioco alle esigenze imposte dai nuovi sistemi di realtà virtuale, andando a sacrificare la classica visuale il terza persona in favore di un’esperienza soggettiva arricchita dall’abbinata Playstation-visori
Sempre più truce, giocabile e ricco di novità, Residente Evil 7: Biohazard è da poco uscito nei negozi in tutto il mondo riuscendo ad entusiasmare gli amanti dei videogiochi e a porre un interrogativo squisitamente antropologico riguardo alla capacità del nostro cervello di trarre beneficio da un terrore che di simulato ha davvero gran poco.
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