Se l’arte di svergognare in pubblico una ex fidanzata (o un ex fidanzato) non è certo un’invenzione dei tempo recenti e le antiche osterie abbondando di storie improbabili legate alla totale frigidità o l’assoluta promiscuità del partner, la diffusione di internet ha agevolato non solo l’esplosione delle suddette chiacchiere da bar in direzione di un platea potenziale pressoché infinita, ma anche la possibilità di allegare reperti fotografici e video in grado di validare le tesi sostenuta.
Per via di una sostanziale assenza di controlli e di regole, che valgono solo quando gli utenti attentano ai guadagni faraonici del signor Zuckerberg, Facebook si è recentemente trasformato nel posto in cui gli utenti si scambiano contenuti privatissimi, incentrati sulle performances sessuali di ex mogli ed ex fidanzate, facendo leva su quell’assurdo sistema dei “gruppi segreti” (che equivale ad un permesso ufficiale di violare la legge) e di quei messaggi privati che nessuno si prende la briga di filtrare.
A seguito di alcuni casi di cronaca nera incentrati sul suicidio o sulla comparsa di stati depressivi a carico delle povere ex amanti svergognate, Facebook ha finalmente deciso di cedere di fronte alle infinite proteste messe in campo dalle stesse protagoniste dei contenuti osé (spesso minorenni), dei loro genitori e di tutte le associazioni di settore, andando ad introdurre un sistema anti-revenge porn, si spera un po’ più efficace di quel beffardo carnevale rappresentato dal filtro anti-bufale, trasformato esso stesso in una bufala dalla totale assenza di volontà di porre un freno al dilagare delle fake news sul sito.
Nella giornata di ieri, Facebook ha infatti annunciato di voler fornire strumenti più efficaci e puntuali a tutti coloro che ritengono segnalare un contenuto lesivo della loro reputazione e giungere a piena rimozione dal sito di ogni tipologia di materiale legato al revenge porn.
Nel dettaglio, i nuovi strumenti dovrebbero consentire alla memoria interna del sito di riconoscere e archiviare ogni contenuto segnalato in precedenza, impedendone nuova diffusione da parte di altri utenti e andando così ad operare un ban totale nei confronti del suddetto materiale, forse questa volta davvero costretto a fare ritorno in quelle antiche osterie in cui è stato rinchiuso fino al giorno in cui Zuckerberg ha deciso di scoperchiare il colossale Vaso di Pandora della vergogna.