
Per quanto non lo ammetteremo mai nemmeno sotto tortura, il modo in cui ci approcciamo al mondo dei social networks e dei new media ricorda molto di più da vicino il rapporto che lega un qualunque tossicodipendente ad una bustina di eroina che non una sana curiosità e voglia di conoscenza: bastano poche ore offline per farci aumentare il battito cardiaco e per assistere allo sviluppo di un quadro sintomatologico tipico di quel craving che definisce con precisione scientifica lo sviluppo delle crisi d’astinenza più nere.
E se provassimo per qualche giorno a liberarci di internet, Facebook, smartphone, tablet e televisori sempre più smart, giusto per vedere come si viveva in un’era remota in cui comunicare era una necessità e non un feticcio?
La domanda non ce la siamo posti noi (che su internet ci lavoriamo), ma lo scrittore americano Keith Ferrazzi, balzato agli onori delle cronache planetarie per due best sellers incentrati proprio su usi e abusi dei new media, che ha recentemente fornito un rapido vademecum utile a sfruttare il periodo di vacanze natalizie per un’estemporanea disintossicazione da tutto ciò che pare ormai divenuto indispensabile al corretto funzionamento delle nostre abitudini.
Secondo Ferrazzi sono sarebbero sufficienti 24 ore lontano dalla tecnologia per cominciare ad osservare i primi effetti benefici sulla nostra psiche, anche se il tempo ottimale per portare a termine un autentico processo di Digital Detox è stimato dall’autore nella cifra (decisamente meno abbordabile) di 72 ore di astinenza completa.
Per non fare in modo che il nostro piano di depurazione fallisca miseramente, rendendo magari necessario il successivo ricorso ad apposite cliniche o alle sempre più popolari “vacanze detox” (esistono davvero, non ce le siamo inventate per riempire la riga), occorre seguire alcuni semplici accorgimenti volti a rendere meno traumatico il nostro distacco temporaneo dal mondo della rete: è buona norma, innanzitutto, pianificare con attenzione il periodo durante il quale si desidera essere offline, sfruttando proprio la lunga sosta natalizia come incentivo, data la maggiore elasticità nelle tempistiche che regolano lo scambio di informazioni online.
In secondo luogo è utile comunicare in anticipo la nostra volontà a tutti i contatti acquisiti su internet, in modo da ridurre la mole dei potenziali messaggi in arrivo e con essa la nostra tentazione di sbirciare tra le pieghe di faccende insolute tra una fetta di pandoro e l’altra.
Trovare un diversivo stimolate al tempo trascorso su internet potrebbe poi rivelarsi l’arma vincente per non sentire nostalgia di chat e social networks; mentre, secondo Ferrazzi, anche l’ambiente circostante esercita un ruolo di spicco nel processo di intossicazione digitale ed è quindi buna norma provvedere ad una “bonifica” rivolta ad eliminare dalla nostra vista il maggior numero di dispositivi elettronici possibile.
Lo scrittore raccomanda infine un ritorno consapevole alla civiltà tecnologica, una volta trascorsa la fase di clausura volontaria nell’eremo mediatico, onde evitare immediate ricadute e nuove intossicazioni in grado di vanificare gli sforzi compiuti durante le feste.
In caso percepiate effettivamente il mondo di internet alla stregua di un’autentica dipendenza, non vi resta che fare un tentativo con la Digital Detox tanto in voga Oltreoceano: se poi il battito cardiaco dovesse accelerare al punto di procurarvi disagio e l’appetito dovesse mancarvi proprio sul più bello; una sbirciatina alla vostra casell mail non vi ucciderà di certo e potrebbe persino contribuire a fare in modo che la volontà di disitnossicarvi non diventi un’ossesione peggiore dell’intossicazione stessa.
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