
Se Jules Verne sognava un tempo la creazione di enormi mostri d’acciaio in grado di librarsi verso la volta celeste, il lancio in orbita di razzi è divenuto, a partire dalla metà del secolo scorso una prassi tanto comunque da non destare più molto interesse, salvo in caso il suddetto razzo non riesca quasi per magia a tornare sulla Terra in modo autonomo e per giunta in retromarcia.
Lo straordinario evento occorso nella giornata di ieri in quel di Cape Canaveral è frutto di un gigantescoinvestimento effettuato dal magnate Erlon Musk e del suo progetto Space-X che ha consentito la messa a punto del primo razzo, denominato Falcon 9, in grado di ridiscendere agevolmente verso terra, una volta completata la sua missione, senza il bisogno di ausilio alcuno.
A seguito di una lunga serie di tentativi fallimentari, conditi da esplosioni in volo, Space X è finalmente riuscita ad ampliare il novero delle umane possibilità in materia di ingegneria spaziale, andando a realizzare un razzo della lunghezza di circa 40 metri e dal diametro di 4 sul quale è stato installato un sistema di atterraggio simile a quello che consente alle più evolute vetture di parcheggiarsi in maniera autonoma.
Dopo aver portato in orbita la bellezza di 11 satelliti ed aver compiuto una lunga traiettoria in direzione occidentale,Falcon 9 è tornato sui suoi passi e rientrato alla base, rimanendo così a disposizione per ulteriori lanci e ulteriori impieghi, scrivendo una pagina inedita in quel colossale libro aerospaziale che pareva ormai esplorato in lungo e largo.
Oltre alla mera esibizione di potenza, il razzo di Elon Musk amplia infatti gli orizzonti relativi alle missioni spaziali, d’ora in poi potenzialmente incentrate sul risparmio di materiali e carburanti e sulla presenza di quel meraviglioso congegno che nemmeno Jules Verne nelle sue elucubrazioni fantastiche era riuscito a concepire fino in fondo.
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