Colui che per primo concepì l’esistenza di una rete di connessione globale (e questa volta non è un’allegoria, ma una persona in carne ed ossa), si mise al servizio del genere umano per democratizzare i processi legati all’apprendimento e alla comunicazione, di modo da garantire anche all’abitante più illetterato della steppa siberiana la possibilità di entrare in contatto con quel novero di conoscenze, competenze e informazioni che il suo isolamento geografico e le sue contingenze quotidiane gli avevano fino ad ora precluso.
Sir Tim Berners-Lee, riconosciuto come ideatore di internet investe “ufficiale”, non aveva comunque considerato come il genere umano tenda a pervertire e logorare tutto ciò che gli viene dato in dono e come quel meraviglioso complesso di conoscenze infinite in versione portatile fosse destinato a trasformarsi in un postribolo di bufale, menzogne e infamie, in grado di produrre un netto arretramento delle conoscenze e della competenze umane, anziché quel rapido avanzamento che pareva inevitabilmente connesso con il nuovo strumento digitale.
Tornato sulla “scena del delitto” a 28 anni dalla concezione di internet, Berners-Lee è recentemente entrato nel merito di bufale e fake news per proporre una ricetta in grado di mondare la Rete da quel cumulo di spazzatura che l’ha ormai trasformata in una discarica a cielo aperto e per cercare di condurre la rivoluzione annunciata verso l’agognato fine ultimo postulato in sede iniziale.
Secondo l’ideatore del Web, tutti i metodi impiegati fino ad ora per arginare lo strapotere delle bufale risulterebbero infatti fallaci, in quanto basati sulla presenza di organismi esterni (siano essi commissioni di giornalisti o enti governativi) che rischiano di venire percepiti alla stregua di un corpo alieno dal fruitore medio di internet e di conferire ancora maggior forza alle stesse bufale, destinate ad acquisire una paradossale patina di ufficialità, in quanto ostracizzate dallo stesso establishsmet che si intendeva attaccare.
Al contrario, bufale e fake news possono venire sconfitte solo con un’operazione contrassegnata dalla trasparenza che mostri apertamente come alcuni siti, aggregatori di notizie e social networks (ve ne viene in mente uno in particolare?) sfruttino la notizia falsa mediante appositi algoritmi per aumentare traffico e introiti, svelando così una sorta di complottino reale che si cela alle spalle del complottismo artificiale; ennesima macchina da soldi travestita da Robin Hood per attirare gli utenti più sprovveduti in un tunnel di menzogna e paranoia.
A prescindere da quale che sia la soluzione migliore, il ricorso ad un filtro ed un freno è ormai inevitabile, prima che il povero abitante illetterato della steppa siberiana si convinca che i vaccini provocano l’autismo (o scemenze simili) e si trovi un giorno costretto a rimpiangere la sana ignoranza che l’aveva spinto a cercare un po’ di rifugio tra le braccia di una conoscenza solo simulata.