
All’inizio del millennio corrente, quando permaneva un velato ottimismo nei confronti della specie umana, il regista David Fincher affidò al suo capolavoro Fight Club un messaggio che parlava di un recupero delle radici umane, soffocate dalla civiltà post industriale, e di liberazione da tutto quel complesso di oggetti inutili che finiva per possederci all’interno di una morbosa spirale di dipendenza reciproca tra elemento umano e elemento inanimato.
Dando ormai per scontato che il messaggio salvifico è stato sepolto sotto cumuli di like, selfies, condivisioni e gigabyte di traffico, pare che il rapporto che lega gli Italiani al loro smartphone stia sempre più assumendo i connotati di un’autentica storia di amore, costellata da feeling reciproco, ma anche da solenni litigate e dalla volontà, spesso inappagata, di staccare la spina ogni tanto per vedere cosa succede nel mondo reale.

Un recente censimento sull’Italia “mobile”, condotto per conto dell’agenzia Global Consumers Suvrvey di Deloitte ha infatti ampiamente confermato quelle che sono le palesi tendenze in atto in materia di uso dei dispositivi mobili, ma mostrato, al contempo un lato oscuro dei telefonini che porta numerosi fruitori a perdere il sonno per via degli smartphone o addirittura a provocare litigi insanabili col partner, dovuti proprio ad un ricorso eccessivo alla tecnologia o ad una serie di segreti incautamente affidati alla memoria virtuale del cellulare.
A fianco di stime che parlano di come una cospicua porzione di italiani utilizzi lo smartphone per leggere notizie (67%), prenotare viaggi (61%), giocare (80%) o dedicarsi ad altre attività dal carattere ludico, l’indagine ha infatti rivelato che il 27% delle coppie dislocate nella Penisola litiga con una certa frequenza proprio a causa degli smartphones e che, in nessun Paese come nel nostro, l’abuso del dispositivo è causa di rotture e separazioni.
A fianco dell’elemento sentimentale, come premesso, lo smartphone riesce anche ad influire in modo nefasto sulle nostre condizioni di salute, “costringendo” un cospicuo 37% di Italiani a perdere letteralmente il sonno per trascorrere la nottata in compagnia di Facebook, WhatsApp e di tutti quegli stimoli audio-visivi che conducono rapidamente in direzione di uno psicanalista o di un neurologo qualora non si riesca ad arginare la loro ingerenza nella nostra vita nemmeno al calar del sole.
Il consiglio rivolto dagli esperti è dunque quello di sfruttare il mezzo tecnologico per trarne effettiva utilità, evitando di impiegarlo per riempire un vuoto nelle nostre vite originato sempre più da una perdita di umanità e dalla volontà di possedere a tutti i costi oggetti che finiscono rapidamente per possederci, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.
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