
A causa di una serie di fattori socio-culturali, la gravidanza sta via via cessando di essere il lito periodo comunemente percepito fino a poco tempo fa per trasformarsi in un’attesa ricca di incognite, all’interno della quale l’età sempre più avanzata degli aspiranti genitori e la diffusa tendenza al fai-da-te medico si traducono spesso nella genesi di rischi imprevisti a carico della prole e della gestante, con conseguente tasso di mortalità materna e infantile assurto ai massimi storici, persino in nazioni dove le strutture mediche consentirebbero tutti i controlli del caso.
Per prevenire ulteriori ricorsi a pratiche di automedicazione, spesso non ortodosse, o fenomeni legati alla scelta di integratori e alimenti condotta online in aperto contrasto con le reali esigenze individuali delle gestanti, l’Oms ha provveduto a ritoccare le tradizionali linee guida associate alla dolce attesa, fissando in un minino di otto visit la soglia di sicurezza utile a scongiurare errori e sottovalutazioni potenzialmente in grado di tradursi in autentici stati patologici e ribadendo il ruolo dell’ostetrica come figura chiave nel processo.

Secondo i responsabili della maggiore istituzione sanitaria a livello mondiale, affinché si possa considerare davvero sicura un gravidanza, occorre che le donne incinte ricorrano agli strumento diagnostici e agli appositi consulti con molta più frequenza e che si affidino ai controlli del caso con una frequenza fissata in corrispondenza della 20esima, della 26esima, della 30esima, della 36esima, della 38esima e della 38esima settimana di gravidanza, a seguire la prima visita ginecologica “ufficiale” che andrebbe fatta entro le prima 12 settimane dal concepimento.
Oltre alle otto nuove visite canoniche, l’Oms raccomanda di anticipare le tempistiche relative alla prima ecografia e di effettuare i controlli del caso entro le prime 24 settimane dello stato interessante; periodo considerato come cruciale per poter individuare sul nascere le prime anomalie fetali e per poter intervenire in modo tempestivo su eventuali disfunzioni fetali e ribadisce come il fattore legato alla prevenzione debba coinvolgere necessariamente non solo tecniche di screening, ma anche quella continuità di assistenza psico-fisica garantita dalla figura dell’ostetrica e ormai riconosciuta in base alle più ampie evidenze scientifiche.
Premesso che, come di consueto, le linee guida emanate dall’Oms non hanno natura vincolante a livello legislativo, l’aumento della frequenza consigliata relativa a visite e controlli si è reso indispensabile a fronte di recentissime stime che parlano di un numero di decessi, su base globale, pari a 303 mila donne in gravidanza e di un abnorme porzione di bambini, circa 2,6 milioni, venuti mancare entro le prime 8 settimane dal concepimento.
L’invito è dunque quello ad abbandonare, per quanto possibile, forum online e consigli medici dispensati da illustri sconosciuti per concentrarsi sul corretto percorso gestazionale stabilito dal medico curante, unico vero referente durante i nove mesi del lungo percorso e unico artefice di una svolta in grado di limare una serie di fattori socio-culturali sempre più pericolosi per la salute di donne e bambini.
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