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Bambini, come vincere la paura del buio senza traumi

20 Settembre 2016
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Bambini, come vincere la paura del buio senza traumi

Per quanto tutti e cinque i sensi giochino un ruolo di spicco nella costruzione del nostro microcosmo di riferimento (persino il vituperato olfatto), non vi è dubbio alcuno che la vista costituisca la nostra chiave d’accesso privilegiata al mondo esterno, dato che le informazioni elaborate dal cervello in merito a nozioni spaziali, senso dell’orientamento e possibili ostacoli traggono la loro radice proprio da quel novero di informazioni che siamo riusciti a trasmettergli a partire da quanto i nostri occhi avevano colto ed immagazzinato.

Ad ogni calo di vista, anche temporaneo, viene dunque a corrispondere un senso di smarrimento profondo, dettato dal fatto che ogni riferimento viene improvvisamente meno e che tutto quel buio che ci avvolge potrebbe contenere al suo interno non soltanto una profondità spaziale alterata, ma anche una serie di minacce pronte ad abbattersi su di noi e a portare a galla quanto la nostra fantasia ci suggerisce.

la paura del buio nei bambini

Il duplice processo che accompagna la perdita della vista e l’insorgere di fantasie, generalmente di tipo negativo, è tuttavia mitigato negli adulti da una sorta di memoria storica che ci infonde tranquillità, dato che, tutte le volte che abbiamo spento la luce in passato, abbiamo potuto constatare che nulla di spaventoso ci è occorso e che nel mondo esterno tutto si trovava esattamente dove lo avevamo lasciato, senza che nottetempo sopraggiungesse qualcosa di mostruoso a scombussolare il nostro ordine domestico o a spaiarci i calzini che avevamo pazientemente ordinato la sera prima.

Se dunque memoria storica e capacità di razionalizzazione riescono a tenere a bada una delle più antiche e oscure paure, nei bambini l’assenza della duplice componente porta l’immaginazione a prendere il sopravvento e a trasformare le nottate in incubi ad occhi aperti, costellati da mostri sotto il letto, fantasmi che si aggirano impalpabili per la stanza, uomini neri che escono dall’armadio e genitori disperati che accorrono ad ogni urletto o decidono, loro malgrado, di lasciare che il piccolo dorma con un livello di illuminazione ambientale degno di un riflettore di San Siro.

Dato che la maggior parte dei tentativi messi in atto da mamma e papà per lenire la paura del buio verte irrimediabilmente sulla dimensione razionale e si trova dunque sovente destinata a fallire, è possibile tentare un approccio diverso e decidere di sconfiggere i i timori andando a calarsi in quel medesimo immaginario irrazionale nel quale i terrori notturni trovano la loro legittimazione.

Spiegare pazientemente ad un ambino piuttosto piccolo che non è logico aver paura del buio, in quanto l’oscurità non produce nulla di diverso da quanto osservato di giorno, potrebbe infatti non rivelasi una strategia in grado di permeare le difese cerebrali del minore ed è dunque necessario, prima di agire, comprendere a fondo cosa generi i timori, cercare di prevenirli sul nascere ed infine protrarsi in una dimensione immaginaria insieme al bambino, nella speranza di poter trascorrere qualche notte serena.

Perché i bambini hanno paura del buio?

Come anticipato, la precondizione allo sviluppo di un’autentica paura del buio è dettata dalla capacità del cervello di elaborare immagini astratte e spaventose e di replicarle non appena viene a cessare il supporto visivo; ragione in base alla quale è scorretto parlare di fobia del buio per i bimbi di pochi mesi, dato che i loro pianti notturni non sono generati a partire dal timore che qualcosa si nasconda nell’oscurità, ma sono il semplice prodotto dell’ansia da abbandono che contraddistingue lo sviluppo delle primissime fasi di vita.

Il bambino di pochi mesi non piange infatti perché ha paura del buio, ma perché le sue facoltà sensoriali si trovano ad essere così ridotte che, in assenza della mamma o del papà, teme di essere stato abbandonato e non può avere una conferma tattile, visiva o olfattiva della vicinanza con i suoi genitori.

paura del buio nei bimbi

La prima vera paura del buio comincia a insorgere più o meno in concomitanza con la genesi di incubi complessi, dopo il primo anno di età, quando il bimbo non si nutre ormai più solo di mere sensazioni corporee, ma possiede un immaginario abbastanza articolato da permettergli di pensare che, in assenza di luce, qualcosa che ha colpito in modo negativo la sua attenzione durante il giorno possa celarsi nella sua stanza e fargli del male.

Man mao che il bimbo cresce, il terrore del buio aumenta in base ad un duplice fattore che prevede, da un lato, il piccolo sempre più in grado di elaborare pensieri legati ad una realtà che esula dalla sfera del sensoriale e dall’altro, da un più frequente contatto con fonti di timore, siano esse presenti in una scena spaventosa vista in tv, in un racconto o in qualcosa che, per un motivo o per l’altro. il bambino ritiene essere sgradevole.

Dal momento che ci è impossibile eliminare del tutto la componente legata alle fonti dello spavento e far vivere i bambini in una sorta di Disneyland domestica, è comunque opportuno cercare di limitare la sfera dell’immaginario infantile di tipo negativo il più possibile, andando a dare retta ai consigli che vengono proposti da decenni ed impedendo ai bambini di accedere, anche in modo casuale, a programmi televisivi potenzialmente violenti o comunque in grado di turbare la mente di un soggetto non in grado di astrarre dal contesto la scena rappresentata e di razionalizzarla a dovere

Come alleviare la paura del buio nei bambini

Partendo dunque dall’assunto che continuare a ripetere quanto “nel buio non ci sia nulla di diverso da quanto si vede alla luce” difficilmente riuscirà ad agire sulla parte inconscia del bambino e a tenere a bada una galassia di sensazioni del tutto istintive, è possibile cercare di alleviare un po’ la naturale paura del buio creando un immaginario di segno opposto a quello suscitato dall’oscurità.

Se la lettura della classica fiaba della notte viene consigliata a priori, in quanto fonte di tranquillità e di creatività emotiva, si può orientare la scelta della favoletta che precede il coricamento in direzione di storie che hanno per protagonisti gli stessi bambini alle prese con la paura del buio e che riescono, quasi per magia, a sconfiggere l’oscura minaccia, di modo da infondere coraggio nel piccolo e da fare leva su quella spinta all’emulazione che lo porta riconoscersi in modelli palesemente positivi e a voler compiere le stesse gesta.

paura del buio e favole

Andando a leggere al bimbo fin dalla tenerà età storie incentrate su bambini o altri esseri notturni alle prese con l’oscurità (di seguito il link ad alcune edizioni cartacee di “La stellina che aveva paura del buio” e “Che paura il buio! Topo Tip”, titoli piuttosto in voga al momento), risulta possibile evitare di costringere le paure ad affiorare ad un livello razionale, dove si troverebbero a soccombere e consentire al bambino una discesa nei meandri della fantasia, laddove le medesime paure sussistono, ma si trovano costrette a misurarsi con poteri magici, modelli fantastici e altre armi evidentemente non disponibili nel regno della realtà fattuale.

A fianco delle favole appositamente dedicate al terrore del buio, risulta comunque possibile operare una traslitterazione delle favole classiche e spiegare, ad esempio, al bambino come il coraggio che è servito ad Hansel e Gretel per sconfiggere la strega o quello che ha portato Cappuccetto Rosso a svelare l’inganno del lupo non sono poi così differenti da quelli di un bambino alle prese con il buio e che, esattamente come i nostri eroi, tutti noi siamo costretti ad affrontare che necessitano di sangue freddo e della capacità di superare gli inconvenienti.

Molto importante è anche la presenza di un oggetto di transizione che funga da tramite tra la dimensione diurna e quella notturna e che porta in dote un carico di continuità; ragione in base alla quale è vivamente sconsigliabile spingere i bimbi a disfarsi dei loro peluche in modo prematuro, dato che l’orsacchiotto e il coniglietto preferito accompagneranno i piccoli in quella lunga calata nel regno del buio e forniranno un valido supporto all’immaginazione, dalla quale tutto nasce e tutto ritorna inevitabilmente.

In caso i piccoli dormano nella stessa stanza dei genitori o addirittura nello stesso letto, il problema dovrebbe venire mitigato o quantomeno rimandato dal fatto che altre facoltà sensoriali, come l’olfatto e l’udito, sopperiscono largamente a quella perdita di punti di riferimento visivi che si trova all’origine della paura del buio.

Solo una volta che i bambini inizieranno a crescere e ad affinare le loro capacità di ragionamento, sarà possibile portare la questione su un piano pienamente razionale e far capire loro come il buio non celi alcuna forma di insidia differente da quelle presenti alla luce del giorno e come è possibile rievocare alla mente tute le notti in cui alla perdita della vista si sono accompagnati timori poi rivelatisi infondati il mattino seguente, quando tutto era esattamente al suo posto, calzini pazientemente ordinati la sera prima compresi.

 

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