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Benessere dei bambini: Italia all’ottavo posto

25 luglio 2016
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Benessere dei bambini: Italia all’ottavo posto

Se il fenomeno noto come globalizzazione ha portato in dote numerose complicazioni a livello di suddivisione degli oneri lavorativi e dato il “la “ alla dislocazione della mano d’opera su scala globale, l’altra faccia di un Pianeta perennemente interconnesso è rappresentato dalla creazione di parametri unici e universalmente riconosciuti, in base ai quali risulta possibile vagliare il grado di benessere, di civiltà, di libertà o di informazione presente in una data nazione e prendere provvedimenti, qualora gli standard individuali non si trovino in linea con le aspettative del grande villaggio globale.

A seguito dell’introduzione di classifiche e tabelle incentrate su ogni aspetto possibile e immaginabile della vita pubblica, in Italia ci siamo quindi potuti riscoprire (in caso ce ne fosse davvero bisogno): sottoposti a condizioni relative alla libertà di informazione piuttosto carenti; soggetti ad una distribuzione delle ricchezze destinate a svantaggiare i meno abbienti e prossimi ad una completa distruzione del nostro splendido patrimonio ambientale, divenuta ormai la norma più assoluta in materia di edilizia e sanzionata a più riprese da quella comunità internazionale alla quale pare che la salvaguardia di boschi e spiagge nostrani stia più a cuore che a noi.

benessere bambini in Italia

Se fino ad oggi abbiamo potuto consolarci con il versante relativo all’infanzia, potendo esibire milioni di bambini dotati di buona salute e lontani, ad esempio, dall’assumere quelle fattezze tondeggianti tipiche dei loro omologhi d’Oltreoceano, un recente focus apertosi sul benessere dei bambini ha portato alla luce nuove carenze in materia e relegato il nostro Paese all’ottavo posto di una classifica complessiva che prevedeva la presenza delle 19 nazioni economicamente più avanzate al mondo e che ha attestato un parziale bocciatura per quell’Italia alle prese con istruzione e salute dei più piccoli.

Elaborata dall’associazione Save The Children, la classifica ha preso al vaglio differenti parametri dotati di natura oggettiva e legati al livello di istruzione conseguito dai bambini, dall’indice di obesità presente in ogni nazione, al tasso di ricchezza medio delle famiglie con figli, al livello di accesso alle cure sanitarie e alla redistribuzione dei fondi destinati ai bambini per rintracciare un profilo “a misura di bimbo” delle 19 nazioni coinvolte.

Cosa dice la classifica

In base all’analisi incrociata dei dati relativi ad ogni singolo parametro è emerso che la Germania risulta essere il Paese in cui il benessere dei bambini e la tutela dei diritti dell’infanzia risultano maggiormente garantiti, con lievi lacune presenti nel settore delle infrastrutture dedicate ai più piccoli, ma con un trattamento economico e la presenza di uno stato sociale di riferimento che garantisco il rispetto di tutte quelle condizioni necessarie a trasformare l’infanzia nel periodo più sereno della vita.

A ridosso della Germania, si sono posizionate la Francia e il Giappone, con la nazione transalpina più che positiva in tutte le voci citate, seppur priva di eccellenze e un paese del Sol Levante che eccelle in materia di salute dei bambini, ma ancora piuttosto lontano dal mettere in atto una protezione del suo patrimonio ambientale utile al pieno benessere infantile.

save the children

Appena giù dal virtualissimo podio si trovano Australia, Canada, Regno Unito e Corea del Sud, nazioni in cui eccellenze e lacune si alternano per via di ovvie differenze culturali e che portano, ad esempio, il Canada ad eccellere in merito al sistema formativo-scolastico e e Il Regno Unito guadagnarsi il primo posto della classifica in base alle infrastrutture per bambini, mentre la Corea del Sud si trova accomunata al dirimpettaio Giappone in materia di salute complessiva e controllo dell’obesità infantile.

Chiudono la particolare classifica il Brasile, il Sudafrica e l’India, paesi in cui (fatta eccezione per la recente attenzione all’ambiente presente in Brasile) i bambini continuano ad incontrare enormi difficoltà nell’accedere ad un’educazione garantita, ad un sistema alimentare corretto o a quella sicurezza.

Senza troppa lode né infamia, infine nazioni come Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e Argentina, collocatesi a ridosso dell’Italia in virtù di una crescente attenzione verso numerosi aspetti del benessere infantile, pur trovandosi ancora lontane da una sufficienza complessiva o dall’aver colmato le differenti alcune presenti nel loro tessuto sociale, non certo celebre in qualità di giardino fiorito dove i bambini giocano felici.

Cosa funziona in Italia…

Nonostante l’ottava posizione complessiva non rappresenti certo motivo di orgoglio planetario, soprattutto a fronte di un patrimonio artistico e didattico senza uguali la mondo (in fondo, questo è il Paese che diede i natali a Maria Montessori), esistono tuttavia buone ragioni per sorridere e punti positivi dai quali ripartire per garantire un futuro migliore ai nostri bimbi.

In primo luogo, l’associazione Save The ChIldren ha valutato positivamente la qualità media dell’aria presente nel nostro Paese, ritenendo che le tanto temute emissioni di Co2 non costituiscano un motivo di preoccupazione tale da poter mettere a repentaglio la salute e lo sviluppo dei bambini in età prescolare.

benessere dei bambini

Molto bene anche per la differenza di genere che vede il nostro Paese piazzarsi al secondo posto, alle spalle della solita Germania, in termini di accesso al mondo del lavoro e dell’educazione e in cui le opportunità di carriera e i trattamenti economici vengono garantiti indipendentemente dal sesso del nascituro, con prospettive dunque pari per le giovani bimbe in procinto di affacciarsi un giorno in una realtà lavorativa non più semplice appannaggio dell’universo maschile.

Leggermente sopra la media anche il versante legato alla salute dei bambini, con un accesso a specifiche cure pediatriche valutato positivamente, così come la capacità di destinare fondi pubblici alla tutela della salute dei minori e alla prevenzione della maggior parte dei comportamenti ritenuti a rischio o comunque precursori di condizioni patologiche.

Benino, infine, il versante legato alla sicurezza dei minori, che si compone di appositi centri di intervento e della possibilità di salvaguardare per legge i bambini e gli adolescenti di fronti ad abusi e violenze (domestiche e non), nonostante il nostro Paese sia uno degli unici presenti nel novero dei candidati a non essersi ancora munito della celeberrima “legge sulle sculacciate”.

..e cosa no

Una volta addolcita la pillola dell’ottavo posto con tutti gli aspetti positivi, le note dolenti relative al benessere dei nostri bambini (non poi così imprevedibili) riguardano la presenza di un tasso di obesità fuori controllo e un sistema scolastico che, fin dai primissimi anni di infanzia fino al compimento delle scuole secondarie, non può certo considerarsi alla stregua del faro del mondo industrializzato.

Sul versante legato agli accumuli di peso contratti già durante i primi anni di vita, l’Italia può infatti “vantare” un tasso di sovrappeso infantile pari al 26,9% del totale relativo alla popolazione compresa tra 0 e 19 anni, misura fortunatamente migliore rispetto a quella di Messico, Stati Uniti o Arabia Saudita, ma ben lontana dalle eccellenze europee rappresentate da Francia e Germania, dove bambini e adolescenti obesi costituiscono solo il 18,1% e il 20,1% del totale.

bambini obesi

Se i nostri bimbi si vanno via via facendo sempre più tondeggianti e sempre più prossimi a quell’insieme di rischi che rappresenta un’autentica calamità sanitaria dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, anche in materia di istruzione non siamo messi proprio benissimo, dato che, secondo i parametri fissati dall’Ocse, occupiamo l’undicesimo posto complessivo in termini di qualità dell’insegnamento e che i nostri studenti, per converso, tendono ad innamorarsi così tanto delle nostre scuole da trascorrervi molti più anni di quelli considerati come ottimali al conseguimento del grado di istruzione superiore, per non parlare poi del gigantesco buco nero chiamato università che tutto risucchia e nulla restituisce.

I ritardi riportati nel sistema scolastico si traducono, logicamente in una serie di difficoltà accumulate al momento dell’ingresso del mondo del lavoro e si sommano a quelle presenti con un sistema pensionistico volto ad ibernare dipendenti più anziani, per i quali l’età della pensione sarebbe già dovuta giungere da lungo corso e a chiudere le porte ad universo giovanile in cerca di prima occupazione.

Lungi dall’essere fine a se stessa, la classifica elaborata da Save the Children è finalizzata all’ideazione di piano d’azione globale rivolto alla soppressione del tasso di mortalità infantile, ancora marcato nei Paesi extra-Ue e a strategie internazionali rivolti a rendere il mono sempre più a misura di bambino, persino laddove il fenomeno denominato globalizzazione ha prodotto evidenti squilibri economici e difficoltà di orientarsi in un sistema produttivo unico al quale non corrisponde ancora una legislazione univoca, utile a prevenire inconvenienti ed effetti collaterali del caso.

 

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