Scienza e Tecnologia
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Il Brasile blocca WhatsApp: black out di 72 ore

3 maggio 2016
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Il Brasile blocca WhatsApp: black out di 72 ore

Percepite alla stregua di un Cavallo di Troia per una possibile colonizzazione socio-culturale occidentale del Paese, le più popolari applicazioni per smartphone, come WhatsApp, sono recentemente finite nel mirino di un governo brasiliano già alle prese con problemi di svariata natura e poco incline a discutere sui confini della privacy e su operazioni di polizia legate alla sicurezza nazionale.

A poche settimane di distanza da un primo stop, poi revocato da un tribunale locale, torna dunque in auge la questione WhatsApp in Brasile, dove le entità governative hanno imposto un blocco di 72 ore dell’applicazione per protestare contro la volontà dell’azienda di non collaborare in un’indagine locale incentrata su un maxitraffico di droga nello stato di Montalvao.

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Dato cioè che i responsabili di WhatsApp si sono rifiutati di fornire agli inquirenti i dati sensibili contenuti nel telefono di un narcotrafficante recentemente arrestato, sostenendo di trovarsi impossibilitati a reperire vecchi messaggi, il Governo ha disposto un blocco totale dell’applicazione e nessuno potrà più mandare messaggi o effettuare telefonate attraverso la Rete fino alla cessazione del black out imposto.

In parte pretestuosa, l’operazione cela in realtà un conflitto molto più ampio che vede il Brasile contrapposto alle ingerenze operate dai colossi hi-tech nella vita locale e alle presunte vicende legate ad una sorta di spionaggio operato all’interno della nazione, con conseguente scia di blocchi, stop e oscuramenti iniziata nel lontano 2007 e ben lungi dal edere la sua fine.

Se identiche polemiche coinvolgono ormai tutto il mondo industrializzato, il Brasile risulta essere al momento l’unica nazione in cui i timori legati alla sicurezza nazionale paiono prendere il sopravvento sul diritto alla privacy individuale e in cui quel colossale Cavallo di Troia rappresentato da Facebook, WhatsApp o YouTube non possiede un’influenza tale da poter piegare a proprio piacimento le sentenze e le istanze messe da tribunali ed enti governativi.

 

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