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Le mamme in rivolta contro il divieto di allattare alle Poste

1 febbraio 2017
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Le mamme in rivolta contro il divieto di allattare alle Poste

Prima che la sfera del pudore e della vergogna sociale venisse ampliata a dismisura da esigenze connesse con la fedeltà coniugale e con il controllo delle nascite, si usava ripetere che bisogna vergognarsi solo di fare del male agli altri e non certo di adottare in pubblico una serie di comportamenti legati all’allattamento al seno che, anziché nuocere, rappresentano una benefica linfa vitale tanto per chi riceve il nutrimento, quanto per quelle mamme che fungono da involontarie “testimonial” per una pratica anch’essa spesso ostracizzata da remore e falsi pudori.

Una volta stabilito, dunque, che l’atto di allattare in pubblico non dovrebbe essere vietato, ma assolutamente incentivato da qualunque istituzione sanitaria o amministrativa presente al mondo, ha fatto piuttosto scalpore il caso di un mamma di Biella, allontanata da un ufficio postale perché ha deciso di soddisfare gli appetiti del suo bimbo di pochi mesi davanti allo sguardo di un’impiegata locale, evidentemente in imbarazzo davanti ad una scena che di imbarazzante non aveva proprio nulla.

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Dopo aver incassato la solidarietà del Ministero della Salute e delle istituzioni regionali, entrambi alle prese con un calo di nascite quasi endemico e con la volontà di sdoganare il più possibile pratiche salutari prenatali e postnatali, la mamma vittima del divieto si è posta come movente per un’ingente manifestazione che ha visto le sue “colleghe” biellesi e qualche marito solidale manifestare davanti agli scalini dell’ufficio postale per ribadire il diritto di ogni madre ad allattare il proprio bimbo dove le pare e quando le pare.

Radunatesi alle ore 11.30 della giornata di ieri davanti all’edificio di via Pietro Micca, le mamme di Biella hanno dunque dato vita ad una sorta di flash mob statico, sfidando il freddo pungente e portando al loro seguito un piccolo esercito di passeggini, carrozzine, marsupi, ovetti e cartelli dimostrativi e trasformando così lo sgradevole episodio nel movente per chiedere un’uniformità di diritti e comportamenti da mantenere su tutti gli esercizi commerciali, pubblici e privati, presenti sul suolo nazionale.

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