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Mal di viaggio, come prevenire e lenire i malori dei bambini

Esattamente come accade quando si pianifica un matrimonio e ci si concentra su ogni dettaglio possibile e immaginabile relativo al pranzo, all’abbigliamento e alla cerimonia, senza prestare tuttavia troppa attenzione a quelle condizioni meteo che da sole possono trasformare la lunga giornata in un incubo, può tranquillamente accadere che le agognate vacanze siano state pianificate in ogni dettaglio, ma che ci si sia dimenticati di considerare che, prima di badare al divertimento e e alla sicurezza nel posto prescelto, in un modo o nell’altro occorre prima arrivare a destinazione, con possibili inconvenienti pronti a tenderci un agguato.

In caso vi siate dunque trovati a trascorrere l’intera primavera alla ricerca della meta turistica più adatta alle esigenze dei vostri bambini, abbiate fatto scorta di creme solari, paravento, kit di pronto soccorso e vi siate persino muniti di altimetro ed anemometro, paventando il rischio di potervi trovare troppo a valle o troppo in quota in caso di escursione montana, sarebbe opportuno trasformare il proverbiale numero 30 nell’altrettanto metaforico 31 e vagliare nel dettaglio cosa potrebbe accadere durante quel lungo viaggio che si configura come un percorso ricco di incognite e che potrebbe spiazzare i bambini, soprattutto in caso di prima esperienza, molto più di quanto non facciano abitualmente le onde del mari o agli aliti di vento che spirano allegri tra i monti.

Il fatto che il vostro bimbo se ne staia buono buono seduto sul seggiolino mentre vi recate a fare la spesa settimanale o a trovare i nonni, magari schiacciando pure un pisolino nel contempo, non è infatti garanzia alcuna del fatto che il bimbo possa trovarsi a soffrire di mal d’auto o mal di viaggio, dato che, a meno che abitiate in cima ad un eremo nelle isole Faroe, i tragitti quotidiani si trovano generalmente ad essere brevi, pianeggianti, privi di tornanti e di tutte quelle condizioni che favoriscono l’insorgenza di quell’ampio spettro di disturbi che rende le lunghe traversate alla stregua di un incubo popolato da nausee, pianto e lamiera rovente.

Il fenomeno noto come mal di viaggio è infatti piuttosto comune nell’universo infantile, molto più di quanto non lo sia negli adulti, e comporta spesso la percezione di un malore tanto accentuato da spingere i genitori a rinunciare alle sospirate vacanze, oppure ad optare per mete di ripiego, più facilmente raggiungibili, ma ben lontane dal rappresentare quell’idillio per tutta la famiglia che aveva costituito il cuore delle nostre ricerche su internet nei mesi antecedenti alla partenza.

Come accade per tutti i disturbi connessi con l’universo infantile in cui una vera e propria condizione patologica risulta assente, è comunque possibile adottare quegli accorgimenti che consentono di arrivare a destinazione senza la tentazione di lasciare le valigie intonse e di invertire la marcia o di trasformare la vacanza nel triste preludio al viaggio di ritorno, pronto a pendere sulle nostre teste alla stregua di una calda spada di Damocle estiva.

Come si manifesta il mal di viaggio nei bambini

Termine d’uso comune volto a sostituire quello medico di chinetosi (o cinetosi, dal greco, appunto, malessere provocato da movimento), il mal di viaggio è l’esasperazione di alcune tendenze di natura neurologica che possono insorgere quando il corpo umano passa rapidamente da una condizione di quiete ad una legata a sensazioni di movimento considerate dall’organismo come “innaturali” e fonte di disorientamento ed è legato al fatto che lo spettro sensoriale non subisce sovversioni estreme, come quelle presenti su un’altalena, ma che la loro durata nel tempo risulta piuttosto prolungata e costante.

In sostanza, il nostro cervello mette in atto una serie di protezioni quando avverte che il corpo si torva in movimento secondo modalità non consuete ed adotta una gamma di malesseri per avvertire che i continui subbugli possono essere una fonte di pericolo per la sopravvivenza del soggetto esposto, anche se di fatto non lo sono nella maniera più assoluta, come accade in caso di tranquillissimo viaggio in automobile, scambiato dal nostro sistema neurologico per un’imprevista fonte di pericolo.

Quasi mai presente prima del compimento del primo anno di età, per via di una costituzione del cervello dei neonati ancora ben lungi da riconoscere pericoli ( veri o presunti) di varia natura, il mal d’auto inizia a farsi sentire intorno al secondo anno di età per poi accentuarsi durante le fasi successive della vita del bimbo e spesso persistere, seppur in forma più lieve fino alle soglie dell’adolescenza e oltre.

A livello sintomatologico, il mal di viaggio si manifesta attraverso la riproposizione delle classiche nausee, legate al fatto che l’organismo di fronte al pericolo tenti di espellere quanto risulta superfluo alla sua sopravvivenza, episodi di vomito (in casi estremi), difficoltà visive a auditive dovute ad un senso di disorientamento che può condurre i bambini piccoli di fronte alla più completa irrequietezza e turbare così la loro armonia e quella del viaggio tanto aspettato.

Come prevenire il mal di viaggio nei bambini


La prima condizione utile ad impedire che il mal di viaggio possieda una portata devastante e comporti lancinanti urla e malesseri persistenti per tutto il tragitto, consiste logicamente nella capacità di ridurre al minimo i sobbalzi e le variazioni di movimento impreviste, cercando di adottare un’andatura il più regolare possibile (soprattutto in prossimità di tornanti) ed evitando brusche frenate e accelerazioni qualora non sussistano le condizioni di emergenza che impongo il ricorso alla pratica.

Guida sicura e tranquilla a parte, una valido espediente per ridurre gli imprevisti è costituito da frequenti soste e spuntini, dato che un ritorno alla normalità motoria consente all’organismo dei bambini di smaltire il surpuls di sensazioni inviate dal cervello durante il viaggio e che la proverbiale possibilità di mettere qualcosa sotto i denti di tanto in tanto invia un chiaro segnale all’organismo di cessato pericolo e pone fine a quella nasue prodotta proprio partire dall’errata convinzione che quanto si trovasse all’interno dello stomaco fosse superfluo ed eliminabile.

Assolutamente bandite le attività che richiedono al bimbo di focalizzarsi su caratteri o immagini in movimento, per cui la sola idea di distrarre il bimbo con un libro o con un dispositivo tecnologico dovrebbe essere allontanata sul nascere, mentre invece la musica (soprattutto classica) possiede un effetto rilassante in grado di favorire il rilascio di quei particolari neurotrasmettitori che comunicano al cervello una sensazione di quiete in grado di lenire gli inconvenienti organici legati al mal d’auto.

Contrariamente a quanto si crede, è infine opportuno cercare di limitare l’assunzione di liquidi, prima e durante in tragitto e cercare di orientarsi su pasti più asciutti, il cui potenziale effetto “di ritorno” favorito dalla nausea risulterà diminuito in virtù della loro capacità di asciugare l’organismo e di tenere lontani effetti legati al reflusso gastro-esofageo o all’accumulo di liquidi all’interno dello stomaco.

Come lenire il mal d’auto nei bambini

In caso sia risultato effettivamente impossibile adottare molte delle precauzioni necessarie al corretto svolgimento del tragitto, dato che vietare ad un bambino di due anni di bere quando ha sete è impresa piuttosto complessa (oltre che un po’ crudele), risulta comunque possibile intervenire a posteriori e mettere una pezza laddove nausee, cefalee e pianti cominciano a farsi strada tra le automobili in coda.

Come tutte le manifestazioni organiche di tipo neurologico, la nausea risulta infatti tamponabile tanto ad un livello marcatamente fisico, quando andando ad agire su quella sfera psicologica che rappresenta il terreno ideale al suo insorgere e la cui percezione complica a dismisura il quadro sintomatologico, innescando una spirale di tipo psico-somatico che prevede nausea e paura della nausea alla stregua di di due termini presenti nell’equazione.

Per tamponare il senso di nausea da un punto di vista fisico è sufficiente ricorrere a quelle simpatiche pastiglie a base di zenzero che avevano tenuto banco durante il corso della gravidanza e che consentiranno, attraverso la suzione, l’alleviamento della percezione legata ai succhi gastrici, in virtù delle note proprietà contenute dalla radice che, tuttavia, consumata in modalità nuda e cruda potrebbe risultare sgradevole al gusto dei bambini a causa di un sapore amaro e di complesse modalità di preparazione.

Da un punto di vista psicologico, la strategia migliore da adottare è invece quella di tentare di distrarre i bimbi cercando di far pensare loro ad argomenti piacevoli che esulino apertamente dal quadro sintomatologico percepito nel dato momento; per cui è meglio intonare una canzoncina, chiedere conto ai bambini di raccontarci l’ultimo episodio visto del loro cartone animato preferito o cercare di mettere in atto un semplice gioco basato sulla visione di quanto scorre attraverso il finestrino, piuttosto che chiedere continuamente conto di quelle nausee e cefalee che trovano al loro radice ultima proprio nel fatto di pensarvi in modo costante.

Via libera infine a quei braccialetti anti-nausea che, pur non producendo un effetto quantificabile sull’organismo, possono solleticare la psiche dei più piccoli ed operare un effetto placebo utile ad impedire eccessive somatizzazioni delle problematiche legate al movimento e i sobbalzi generati a partire da una marcia irregolare.

In caso il vostro bimbo si trovi dunque a soffrire di mal di viaggio legato all’automobile, conviene non arrendersi alla disperazione e, prima di rimanere a casa o ripiegare su altre mete, vagliare a fondo le possibili strategie da mettere in campo al momento della partenza, esattamente come avete ampiamente preso in considerazione l’ipotesi della pioggia al momento di preparare con cura ogni dettaglio relativo al vostro matrimoni.

 

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