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Primi passi: come aiutare il piccolo senza troppe paure

13 Giugno 2016
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Primi passi: come aiutare il piccolo senza troppe paure

Se durante le fasi precedenti allo svezzamento il bambino viene generalmente percepito alla stregua di un tenero e dolce bambolotto umanoide, non appena il nascituro mostra la capacità di tenere la testa dritta senza supporto o di starsene seduto per qualche istante senza che la schiena gli si incurvi in modo comico, tutti i genitori vengono contagiati dall’ossessione relativa ai primi passi e si mettono di impegno per cercare di anticipare quella naturale tappa dello sviluppo che rappresenta la conquista dell’indipendenza motoria per il piccolo e un solenne motivo di vanto per mamma e papà, fermi sostenitori della teoria che prevede la necessità di non paragonare i bambini tra loro solo fino al giorno prima.

Prima che vi spendiate in improbabili conversazioni incentrate sulla precocità dei vostri bimbi, già in grado di correre una mezza maratona prima del compimento dell’anno, o che, al contrario, percepiate il mancato gattonamento del bimbo alla stregua di un ritardo incolmabile, destinato a lasciare il bambino immobile fino al compimento della maggior età, occorre tenere presente che, in materia di primi passi esistono davvero pochissimi punti fermi e che le tappe dello sviluppo, già soggettive di loro, subiscono un’ulteriore relativizzazione se rapportate alle abilità motorie.

primi passi bimbo

Dato comunque che il consiglio di lasciare che la Natura compia il suo corso senza fretta cadrebbe probabilmente nel vuoto, esiste una serie di precauzioni, accorgimenti e suggerimenti utili a fare in modo che i primi passi del piccolo non siano anche gli ultimi e che l’ansia da posizione eretta trasmessagli dai genitori non lo induca a passare il resto della sua vita intento in un sit-in di protesta perenne.

Quando iniziano a camminare i bambini?

In generale, pur non esistendo una vera e propria tabella di marcia, si stima che la media dei bambini a livello mondiale muova i suoi primi passi in corrispondenza del primo anno di età, a seguito di una fase di transizione in cui il piccolo ha iniziato ad esplorare il mondo gattonando a quattro zampe, strisciando con l’addome e provando ad alzarsi in modo autonomo mediante il ricorso agli arti superiori o ad appigli esterni, come possono essere le simpatiche maniglie apposte all’interno dei più comuni box o il bordo di un tavolo collocato alla sua altezza.

Impiegando i termini “primo anno” e “media” nella stessa espressione, si deve necessariamente evincere che la misura risulta palesemente convenzionale e che le cronache abbondano di bambini perfettamente in grado di compiere i loro primi passi già dall’ottavo mese compiuto e di piccoli che, al contrario, proprio non vogliono saperne di camminare dopo il compimento dei 18 mesi, misura considerata dalla pediatria come temine ultimo oltre il quale iniziare a porsi delle domande e magari a richiedere una visita per scoprire le effettive cause dei mancati primi passi, senza che comunque l’apprensione prenda il sopravvento.

primi passi gattonamento

Numerosi studi hanno inoltre portato alla luce una certa predisposizione ereditaria nel muovere i primi passi (totalmente assente in altri versanti dello sviluppo psico-fisco), di modo che, se voi siete stati bambini piuttosto pigri, difficilmente potrete aspettarvi che i vostri bambini balzino fuori dalla culla o dall’ovetto intorno ai sei mesi e cominciano a scorrazzare per casa in libertà.

Fondamentale osservare inoltre come i segnali legati al gattonamento o ad altre forme di movimento non eretto non si trovino assolutamente connesse in modo casuale con i primi passi e può benissimo accadere che un bimbo inizi a camminare senza aver mai imparato a gattonare, il che dovrebbe fugare qualunque forma di preoccupazione in tutti coloro che cercano di mettere il bimbo a terra con la speranza che inizi forzatamente l’esplorazione dell’ambiente circostante “a quattro zampe” senza che il loro desiderio venga appagato.

Girello, carrellini, redinelle e piccole palestre

In caso vogliate stimolare la deambulazione del vostro pargolo e abbiate testato in prima persona come gli inviti ad alzarsi e camminare sortiscano effetto solo nelle cronache bibliche, esiste comunque una pluralità di strumenti in grado di facilitare i primi passi del vostro piccolo, trasformando l’arte di camminare in un gioco e ponendo fine a quella pigrizia che si trova ad essere la causa primaria del mancato camminamento molto più frequentemente di quanto non lo siano presunte problematiche e consimili.

In caso il vostro bimbo non sia ancora in grado di mantenere quella posizione eretta che si pone come ovvia condizione sine qua non per i primi passi, un valido supporto potrebbe essere rappresentato dall’impiego, per un paio di ore al giorno, di quei medesimi box un tempo demonizzati da tutti i pediatri del mondo e oggi tornati in auge per la loro valenza sullo sviluppo del piccolo.

primi passi carrellino

Oltre a rappresentare un ambiente esplicitamente ideato per stimolare la creatività del piccolo e per farlo sentire protetto, la maggior parte dei box in commercio sono disposti come delle piccole palestre, comprensive di maniglie morbide che il piccolo tenderà a tirare per vedere cosa accade, fino a scoprire che l’effetto della sua azione corrisponde proprio nel sollevamento del suo corpo e nella capacità di mantenersi eretto, anche se, questo tipo di attività non va protratta per più di un’oretta al giorno, per non sforzare troppo gli arti superiori e inferiori del bimbo.

Prendendo spunto dalla naturale inclinazione dei bambini ad imitare le azioni degli adulti, stanno sempre più prendendo piede dei piccoli deambulatori dalle sembianze di carrello che sorreggono il bimbo nel corso dei suoi primi passi ed offrono al bambino la possibilità di emulare le azioni genitoriali, dato che per sua stessa natura il piccolo è portato a provare curiosità per quella strana manovra che consente ai genitori di spingere il passeggino e di portarli beatamente a spasso durante il giorno.

Oggetto di controversia globale, i girelli sono invece recentemente finiti nell’occhio del ciclone perché tenderebbero, contrariamente a quanto si crede, a rallentare lo sviluppo del bambino, costringendolo ad una postura innaturale, dato che dall’interno il bimbo poggia solo le punte dei piedi a terra e tende a sbilanciarsi in avanti, assumendo una posizione che potrebbe rendere alla lunga più complicati i suoi primi passi compiuti in autonomia.

primi passi bambino

In caso invece il vostro bimbo abbia già raggiunto l’agognata meta e compia qualche passo traballante senza manifestare l’intenzione di smettere, ma senza possedere le abilità necessarie a rendere la sua deambulazione sicura, è possibile affrontare un breve periodo di transizione andando a indirizzarlo attraverso il ricorso a semplici redinelle, strumenti che (a fronte della loro palese assenza di estetica) consentono di orientare i passi del bimbo verso la direzione auspicata e di impedirgli fragorose cadute dettate dalla sua instabilità.

Ben venga dunque, seppur con alcune riserve, l’introduzione di uno strumento finalizzato al compimento dei primi passi, ma solo a patto che l’operazione si dimostri ben accetta e divertente per il bambino e non si tramuti in un gioco forzato, al quale il piccolo non intende partecipare se non costretto dalla volontà genitoriale di vederlo finalmente camminare.

Il bimbo non cammina ancora: c’è da preoccuparsi?

primi passi paure

Premesso che l’intero articolo si pone come un gigantesco “no” di fronte alla domanda che apre il paragrafo e che in ambito di sviluppo non c’è quasi mai da preoccuparsi davvero, esiste tuttavia la remotissima ipotesi che la mancata deambulazione in prossimità del compimento del secondo anno di età possa risultare davvero ascrivibile a qualche problematica neurologica.

Posto che i casi di bambini perfettamente sani che iniziano a camminare dopo i due anni non sono infrequenti come si crede, è sempre meglio fugare gli eventuali dubbi mediante un consulto pediatrico in grado di accertare senza troppi problemi quali possano essere le effettive cause di quei primi passi che tardano tanto ad arrivare anche a fronte delle precauzioni impiegate e del rispetto della volontà del bimbo.

In ogni caso, è bene mantenere la calma ed osservare come l’insorgenza di eventuali ritardi o problematiche alla sfera cognitiva produca un’ampia gamma di segnali e campanelli d’allarme e che, se il vostro piccino dà segno di comprendere ciò che accade intorno a lui e di interagire, difficilmente il fatto che non cammini potrà porsi come segnale di una grave disfunzione o di qualcosa che non risulti facilmente risolvibile mediante l’intervento di uno specialista.

L’invito è dunque quello ad assecondare in tutto e per tutto le inclinazioni del piccolo e a rendere il difficile (quanto breve) periodo di transizione alla stregua di un’esperienza ludica e divertente, senza troppe ansie e senza proiettare sul pargolo la visione di un atleta pronto per correre ai prossimi giochi olimpici, dato che un bimbo di pochi mesi non si trova generalmente ad essere né un maratoneta, né un bambolotto umanoide privo di volontà e desideri.

 

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