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Il Portogallo vince l’Europeo senza Cristiano Ronaldo

11 luglio 2016
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Il Portogallo vince l’Europeo senza Cristiano Ronaldo

Esattamente come accadeva ai tempi di Nereo Rocco, celebre per rispondere con un laconico “speriamo di no” agli auguri di rito relativi alla vittoria del migliore, il Portogallo è riuscito con un gioco non certo entusiasmante a realizzare l’impresa di una vita e a centrare l’obiettivo primario laddove Eusebio, Figo, Rui Costa, Deco e Maniche avevano miseramente fallito.

All’interno di uno stadio Saint Denis tinto di blu, i Lusitani hanno avuto la meglio di un nazionale francese molto più accreditata e molto più talentuosa (almeno sulla carta), grazie ad un gioco all’italiana fatto di controllo, possesso palla, difesa ermetica e brevi ripartenze (nemmeno troppo convinte ad inizio gara), conquistando così la massima posta in palio grazie ad un gol al 109 minuto siglato da Eder, altissimo giocatore che con il nostro minuto e veloce “oriundo” non condivide nulla, trionfo compreso.

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Iniziata nel peggiore dei modi per il Portogallo, la finalissima di Euro 2016 si era aperta con l’infortunio a Cristiano Ronaldo, toccato duro per due volte sul ginocchio destro (nessuno dei due interventi è stato sanzionato) e costretto dapprima a ricorrere ad una fasciatura che ricordava molto da vicino quella indossata dall’altro Ronaldo nella finale dei Mondiali 1998 e da Baggio in quel di Pasadena e poco dopo a lasciare il campo con tanto di lacrime, barella al seguito e fascia di capitano ceduta a Nani.

Quando le poche speranze del Portogallo sembravano costrette a naufragare sotto gli assalti di Griezmann, Pogba e Sissoko (uno dei migliori i campo), il ct Fernando Santos è riuscito a ridisegnare la squadra orfana di CR7 e a trovare una ragione di vita persino al tanto vituperato Quaresma, lasciando sfogare i Bleus e portando la partita ai tempi supplementari, luogo in cui il match con la Croazia aveva istituito una sorta di cabala favorevole per i Lusitani.

Il gol di Eder ha poi fatto il resto, cancellando dalla memoria la tragica rete del carneade Charisteas targata 2004 e regalando alla coraggiosa squadra in maglia rossa il primo trofeo continentale della sua storia, sancendo un’impresa storica consegnata alla gli annali non certo dalla squadra migliore del torneo, ma sicuramente da una compagine tanto tenace da trovare una preziosa eredità negli insegnamenti e nei moniti di Nereo Rocco.

 

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