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I neonati italiani sono tra i più piagnoni al mondo

3 aprile 2017
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I neonati italiani sono tra i più piagnoni al mondo

Prima di mettere al mondo figli, tutti noi confidiamo (spesso a torto) di poter porre limite ai futuri capricci mediante il ricorso alle nostre abilità pedagogiche e di poter indirizzare i nascituri sulla proverbiale “retta via” tramite l’uso di calma, pazienza e virtù, facendo affidamento sul fatto che alcune caratteristiche immutabili del nascituro vengano a corrispondere alle nostre aspirazioni e che il bebè porti in dono la medesima calma e tranquillità che noi stessi ci proponiamo di affinare nel corso degli anni.

Dato che, in materia di genitorialità, le aspirazioni quasi mai collimano con la realtà dei fatti e che le nostre buone intenzioni finiscono spesso per lastricare la strada dei capricci, accade sovente che calma, pazienza e virtù cadano già nei primi mesi sotto i colpi di un pianto incessante e sotto quell’apprensione che ci porta a scandagliare siti web e studi pediatrici per comprendere se il bimbo frigni in virtù di qualche recondita problematica di salute, oppure se sia “uscito così dalla fabbrica” senza possibilità di soluzione alcuna.

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Generalmente attribuita al caso e alla buone sorte, la possibilità di trovarsi genitori di un neonato “frignone” dipende in realtà da una serie di fattori predeterminati che fondono l’inevitabile componente genetica (se voi eravate bambini inclini alle urla e alle lacrime non aspettatevi di diventare genitori di bambolotti umanoidi) con una serie di fattori ambientali in grado di includere alcune variabili riconducibili alla zona geografica di appartenenza.

Se numerosi studi si sono infatti presi la briga di suddividere i neonati in base alla tipologia, alla frequenza e alla periodicità del pianto e di incrociare i dati in relazione all’area geografica di provenienza, una recente ricerca inglese pare aver stilato una sorta di classifica del pianto su scala globale, assegnando la palma di neonati più frignoni ai piccoli inglesi, canadesi e italiani, autori di pianti in grado di fare impallidire il resto del mondo.

Basandosi su 28 sudi antecedenti e su un campione statistico già censito pari a 8.700 neonati, gli autori della ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics hanno infatti potuto catalogare i bambini di tutto il mondo in base ad una serie di parametri fissi, comprensiva di intensità e frequenza, e stabilire che i neonati inglesi superavano la soglia di tollerabilità (definita come “pianto eccessivo” per più di tre ore al giorno e per più di tre giorni alla settimana) nel 28% dei casi censiti, mentre gli Italiani si trovavano a breve distanza con un ragguardevole 21% dei casi.

Fanalino di coda della classifica è risultata la Danimarca, già nota come “nazione più felice al mondo”, forse anche perché quelle promesse relative all’esercizio di calma, pazienza e virtù non vengono inficiate dal pianto a dirotto dei neonati e possono germogliare nel corso degli anni senza che le infinite sessioni sul web o visite pediatriche ci abbiano già allontanato da quella serafica immagine genitoriale che avevamo di noi stessi alla vigilia del lieto evento.

 

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