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Brian Hanley e il folle esperimento sul Dna “alieno”

Per quanto il genere umano si trovi dall’alba dei tempi a caccia del proverbiale elisir di lunga vita e di una metodologia in grado i rallentare (o addirittura invertire) i comuni processi molecolari legati all’invecchiamento organico, nessuno al mondo è mai riuscito ad imputare il suddetto processo ad una singola causa, dato che dietro al complesso fenomeno legato all’invecchiamento si celano in realtà una pluralità di fattori e aspetti in buona parte inquantificabile.

Se dunque la ricerca medica ha cercato fino ad ora di limare, spesso con scarsi effetti, alcuni aspetti estetici e funzionali dell’invecchiamento mediante il ricorso ad interventi chirurgici, a diete in grado di ridurre il fattore noto come “stress ossidativo” e ad una quantitativo di attività fisica sufficiente a mantenere il telomeri cellulari al riparo dall’usura, una nuova frontiera del deliro di eterna giovinezza giunge dallo scienziato 60enne Brian Hanley, primo uomo transgenico e autore di un folle esperimento genetico che lo ha portato ad iniettarsi del Dna “alieno” (nel senso di non prodotto a partire dal suo organismo, non nell’accezione fantascientifica del termine) con l’intento di agire dall’interno su alcune componenti molecolari che vengono tradizionalmente associate all’incapacità da parte del corpo umano di rigenerare le sue strutture e dunque di mantenersi “eternamente giovane”.

Come spiegato nel corso di una lunga intervista a “Repubblica”, l’idea di fondo alla base dell’esperimento è quella di spingere il Dna a produrre il fattore di crescita denominato Gh ben oltre i naturali confini della giovinezza, di modo che il suddetto fattore riesca da influenzare le strutture corporee come accade durante l e prime fasi della vita, quando l’ormone della crescita rappresenta l’elemento in grado di impedire il degrado delle strutture, l’alterazione della composizione del sangue e tutto quanto associamo normalmente alla categoria generica di “vecchiaia”.

Prendendo spunto da una ricerca che mostrava la capacità da parte del virus Hiv di attaccare il recettore Ghrh, alla base della produzione dell’ormone della crescita, il dottor Hanley ha infatti concluso che un’alterazione genetica del suddetto recettore fosse funzionale ad una produzione smodata di Gh e che quindi si potesse programmare il copro umano affinché si mantenesse sempre giovane e non desse il via al processo di invecchiamento.

Dopo essersi posto come prima cavia umana del particolare esperimento, Hanley afferma di sentirsi meglio, di aver assistito ad una crescita dei globuli bianchi pari al 20%, di aver visto il colesterolo Ldl abbassarsi e così anche la frequenza cardiaca, ridottasi di 10 battiti al minuto dopo l’iniezione.

Ovviamente, tutto questo è pura follia, dato che non esiste nessun sistema di controllo su quanto avvenuto e che non sono esclusi effetti collaterali piuttosto seri, come quelli che hanno investito il genere umano dal giorno stesso in cui si reputò l’invecchiamento alla stregua di un tragico inconveniente da eliminare con ogni mezzo possibile.

 

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