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Hiv: il 15% dei contagiati non è al corrente della situazione clinica

19 ottobre 2016
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Hiv: il 15% dei contagiati non è al corrente della situazione clinica

Debellata in maniera solo apparente dalla porta principale della medicina, grazie all’ideazione di farmaci retrovirali che consentono di mantenere latente il più a lungo possibile il virus Hiv, l’Aids rischia ora di fare il suo nuovo ingresso trionfale dalla finestra lasciata aperta su un giardino in cui abbassamento della guardia, ignoranza riguardo alle modalità di trasmissione e abbandono delle martellanti campagne informative hanno prodotto un caos diagnostico quasi peggiore di quello che accompagnò l’inizio dell’epidemia nel corso degli anni’80.

Ormai relegata a qualche clamoroso caso di cronaca, come quello che aveva visto per protagonista l’infame untore Valentino, l’Aids si trova infatti ad essere più viva che mai nel nostro Paese, trovando terreno fertile in un’assoluta mancanza di consapevolezza relativa all’avvenuto contagio che si traduce nella genesi di nuovi contagi e di nuovi untori, decisamente meno consapevoli del sopracitato Valentino, ma sicuramente altrettanto pericolosi per la propagazione del virus Hiv.

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Stando a quanto sostengono le recenti stime presentate e discusse nel merito dell’annuale Congresso Internazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) pare infatti che una percentuale abnorme di soggetti sieropositivi nel nostro Paese (pari al 15%) si trovi all’oscuro della propria condizione clinica e non sospetti nemmeno lontanamente che le prime anomalie organiche riscontrate possano essere riconducibili alla contrazione del virus, ritenendo l’eventualità impossibile, sempre a causa della scarsa informazione che avvolge le modalità del contagio.

Tutto ciò si traduce nel fatto che circa la metà delle diagnosi correttamente eseguite nel nostro Paese hanno luogo in modo tardivo, con conseguente aumento del pericolo per la sopravvivenza del paziente e rischio sanitario per l’incolumità dei soggetti entrati in contatto con il soggetto malato.

Se si considera che il numero delle diagnosi relative al virus Hiv risulta stabile da anni in Italia e sfiora le 4 mila unità, l’assenza di consapevolezza imporrebbe una rapida ripresa delle campagne informative dismesse e la chiusura di quella finestra sul retro che è stata troppo tempo lasciata aperta mentre ci si curava di festeggiare le mandate imposta alla porta principale.

 

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