
In un mondo i cui i segreti hanno cessato di esistere e le ancestrali paure sono diventate di dominio pubblico, è sufficiente aprire un qualunque social network per accorgersi di come il cancro rappresenti la (più che legittimata) fonte di terrore a livello sanitario, tanto da spingere ogni giorno milioni di internauti a parlarne sui social network, sesso senza alcuna cognizione di causa, semplicemente per esorcizzare il grande Male.
Se tutti noi ammettiamo senza problemi di aver paura che una patologia oncologica possa colpirci, gli ancestrali segreti cominciano a riemergere quando si parla di depressione, patologia temutissima, ma ancora vittima di quei pregiudizi sociali che impongo spesso il silenzio e la non ammissione di fronte alla possibile insorgenza di una condizione clinica erroneamente assimilata per decenni all’instabilità mentale e a qualche forma di follia.

Stando a quanto emerge da un recente sondaggio condotto da Onda, la depressione si trova infatti ad essere al secondo posto tra le paure sanitarie degli Italiani, ma proprio l’errata percezione della patologia porta molti pazienti a nascondere la loro condizione e a giungere alla corretta diagnosi con ritardi abissali rispetto alla reale insorgenza della condizione o addirittura a rifiutare la possibilità di essere stati colpiti dalla malattia.
Il risultato delle ansie e dei timori legati alla depressione ha così dato origine ad un esercito di soggetti colpiti, pari a 4 milioni e mezzo di unità, che faticano a trovare l’approccio corretto alla loro condizione e che vengono curati tardi e male, con conseguente aggravamento del loro quadro clinico e difficoltà di uscire da una spirale in cui il livello psicologico si trova costantemente a subire influssi negativi per via della mancata risoluzione dei disturbi avvertiti.
Andando ad analizzare le risposte partorite da un campione statistico pari a 1004 unità, gli esperti di Onda hanno così potuto constatare come il 27% degli intervistati tema l’insorgenza di una condizione neurologica assimilabile alla depressione (considerata un’autentica patologia dal 58% del totale), anche se sui social networks e sulle piattaforme online difficilmente si può trovare traccia dei nostri timori, dato che la depressione continua a rimanere confinata all’ambito dei segreti anche in un mondo in cui tutto è pubblico o quasi.
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