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In arrivo i primi capricci: che fare?

15 giugno 2016
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In arrivo i primi capricci: che fare?

Non appena messo al mondo il primo figlio, si ha la percezione che la strada da compiere sia ormai tutta in discesa e che, fatta eccezione per gli snodi cruciali rappresentati dallo svezzamento e dal passaggio al vasino, tra le mura domestiche si instaurerà un clima di armonia perenne, fino a quando il bambino prenderà la porta di casa e vi saluterà felice e riconoscente, mentre si reca all’asilo.

In caso consideriate i capricci infantili alla stregua di un incidente di percorso dovuto ai difetti dei genitori e crediate fermamente che il bimbo intento a dimenarsi come un ossesso di fonte a voi, mentre vi trovate in coda al supermercato, rappresenta un’anomalia nella quale riuscire facilmente non imbattervi con un po’ di pazienza e costanza, è nostro dovere informarvi che i capricci non sono solo la norma più assoluta in ambito prescolare, ma che il capriccio rappresenta una tappa essenziale dello sviluppo del piccolo, alle prese con uno smodato desiderio di emancipazione e logicamente incapace di rendere conto delle sue pulsioni in modo civile e composto.

capricci infantili

Prima che l’ondata di capricci vi investa da un giorno all’altro, trovandovi impreparati di fronte alla sua veemenza emotiva e spingendovi a sospettare la contrazione di una misteriosa patologia, ad attribuire l’irrequietezza alla dentizione o addirittura a formulare l’ipotesi relativa alla possessione diabolica, occorre dunque affrontare gli inevitabili cambiamenti con la consapevolezza necessaria ad impedire che casa nostra si trasformi in un campo di battaglia, con feriti e macerie al seguito.

Quando si manifestano i primi capricci?

Spesso associati alla fase della crescita definita come “terrible twos” i primi veri capricci possono insorgere in realtà già molto prima del compimento dei due anni e risultano il prodotto della conquista di abilità motorie tali da consentire al bambino di sentirsi pienamente indipendente e di voler estendere il novero delle sue possibilità e delle sue esplorazioni, ignorando bellamente le restrizioni genitoriali.

Non appena il bambino muove i primi passi, scopre cioè di poter deambulare ed iniziare ad esplorare il mondo anche senza che mamma e papà lo tengano in braccio o lo ripongano nel passeggino, il che comporta l’immediata esplosione della volontà di indipendenza dalle regole genitoriali e la ferma intenzione di trasgredire quella serie di limiti e costrizioni che si configurava fino a poco tempo prima alla stregua di un’eventualità ineludibile, se non altro, per via dell’impossibilità di sottrarsi fisicamente ai dettami impostigli.

capricci due anni

Se parlare di capricci prima del compimento del primo anno di età risulta improprio e fuorviante, dato che il pianto del bambino esprime in forma non verbale il suo disagio e le sue paure e non è finalizzato ad istituire un rapporto di causa-effetto con l’oggetto dei suoi desideri, già in prossimità del 14esimo mese può accadere che il bambino cessi di essere quell’angelico esserino che era fino al giorno prima e inizi ad ignorare bellamente quanto stabilito dai genitori.

Generalmente destinata a risolversi in modo spontaneo entro un anno dal suo inizio, la fase dei primi capricci possiede comunque una durata molto soggettiva e spetta al genitore riuscire a minimizzarne l’impatto, dal momento che un approccio errato potrebbe rendere il periodo di transizione alla stregua di un incubo e portare con sé l’eco dei piccoli traumi anche dopo che il bambino si appresta a compiere il suo terzo anno di vita e può ormai considerarsi biologicamente al riparo dalla volontà di affermare il suo “io” ad ogni costo.

Come si manifestano i primi capricci?

Spesso destinati a sorgere con una rapidità tale da poter effettivamente impiegare l’espressione “da un giorno all’altro” in accezione tutt’altro che metaforica, i primi capricci possiedono uno spettro di estensione ampissimo e possono arrivare a comprendere, nei casi limite, la totalità delle azioni che regolano al quotidianità del bambino, partendo dalla pappa, per finire col bagnetto, passando per il rifiuto del seggiolone, del seggiolino, del passeggino e di tutto ciò che, in generale, appare nel dato istante come una limitazione al fare quello che si vuole quando si vuole.

Oltre alle immancabili crisi di pianto, con tanto di rotolamenti sul pavimento non appena il bimbo viene contraddetto, le strategie più efficaci adottate dall’universo infantile per mettere alla prova la pazienza dei genitori comprendono la chiusura ermetica della bocca non appena un cucchiaio fa capolino nel campo visivo del bimbo, l’irrigidimento degli arti inferiori nel tentativo di non venire inseriti nel seggiolone, il togliersi scarpe e calzini subito, lo scagliare oggetti per la stanza, rudimentali tentativi di colpire o allontanare il genitore “reo” di avergli negato l’oggetto del suo desiderio, con tanto di embrionali schiaffi e pizzicotti rivolti al volto di mamma e papà.

motivi dei capricci

Per quanto non tutti i bambini manifestino fortunatamente l’ampio quadro sintomatologico che denota l’avvenuta contrazione della patologia chiamata “capricci”, il manifestarsi di uno o più comportamenti anomali è la costante di tutto l’universo infantile e una spia dell’avvenuto contagio può essere facilmente rintracciabile nel fatto che il bimbo inizia a fingersi sordo non appena sente pronunciare la parola “no”, espressione verbale che conosce e comprende benissimo, ma che pare d’incanto divenuta un’eco lontana e amorfa nelle sue orecchie.

Come comportarsi di fronte ai capricci?

Per cercare di resistere ad un periodo della vita del piccolo che potrebbe alla lunga rivelarsi snervante, tanto per voi quanto per lui, sono state ideate negli anni decine di strategie comportamentali e i pedagoghi di tutto il mondo hanno cercato di spostare l’attenzione su uno o più fattori del corretto atteggiamento genitoriale di fronte alle richieste vessanti del piccolo.

A prescindere dalla filosofia alla quale si sceglie di aderire per far fronte all’esplosione domestica, quasi tutte le teorie formulate a memoria umana concordano sul fatto che si debba necessariamente: evitare di cedere di fronte a pretese assurde, evitare di scendere al livello comunicativo del bambino ed evitare di porre il rifiuto come condizione esclusiva in assenza di alternative.

resistere ai capricci

Se sull’opportunità di cedere di fronte a pretese palesemente assurde e pericolose per la salvaguardia del bambino chiunque concorda, almeno in teoria, molto più difficile risulta la messa in atto di una strategia finalizzata a non farci trasportare su quel medesimo piano comunicativo, contraddistinto da urta e pianti, sul quale il bambino si trova e nel quale sogna di condurci per poter confrontarsi alla pari con noi.

Oltre ad essere espressione di un ben preciso desiderio, il capriccio del bambino si pone come un mezzo per testare i suoi limiti di fronte alla resistenza genitoriale e la messa in atto di crisi di pianto e urla ha come obiettivo secondario quello di turbare la serenità di mamma e papà e di vederli costretti ad approdare in una dimensione pre-linguistica dove il confronto avviene in modo semplice e gli strilli prendono il posto di quella complessa comunicazione verbale che distingue l’adulto dal bambino.

Premesso che l’arte di non farsi mai scappare un urlo di fronte a miriadi di capricci è spesso una chimera ad esclusivo appannaggio di qualche monaco buddista, l’obiettivo deve essere comunque quello di mostrare il minor turbamento emotivo possibile di fronte alla messinscena escogitata dal piccolo, di modo da vanificare il suo fine e di fargli comprendere come il suo capriccio non solo non raggiunga l’obiettivo, ma non venga nemmeno percepito come importante dal genitore.

primi capricci

Un ottimo espediente per mantenere i nervi è rappresentato dalla capacità di riprendere un’attività appena interrotta (come lavare i piatti) allo scoppiare di ogni capriccio, andando così a spezzare sul nascere la spirale e portando il bambino a calmarsi in modo autonomo nel giro di pochi istanti, cosa che avviene di frequente, dato che il piccolo non è più un neonato da tempo e non sta piangendo per esprimere un disagio o una sofferenza reale.

Con l’intento di non cadere nell’estremo opposto e nel giungere a bloccare i capricci con un “no” troppo perentorio e apparentemente immotivato, sarebbe utile riuscire a distrarre il bambino mediante una spiegazione del rifiuto posta secondo modalità positive e comprensive di un’alternativa, facendo ad esempio capire al bimbo che al momento non può gettarsi dal terrazzo o bersi l’intero falcone della candeggina, però può giocare con voi, oppure uscire per un breve giretto all’aria aperta.

I “no” fine a se stessi non dissuadono infatti il bambino dai suoi propositi, ma lo portano semplicemente a posticipare le sue intenzioni ad un’epoca più propizia, mentre la presenza di un’alternativa divertente, posta come condizione aut-aut alla desistenza del bambino dal capriccio, lo porterà a trascurare il proposito iniziale, dato che il genitore ha saputo offrirgli qualcosa di molto migliore e che l’evento si ripeterà ogniqualvolta incontrerà un netto rifiuto.

pazienza e capricci

Togliere il falcone della candeggina al bimbo (teneteli sempre sotto chiave!) senza spiegazioni porterà cioè il bambino ad elaborare semplici strategie per raggiungere di nuovo l’oggetto desiderato alla prima distrazione dei genitori, mentre la capacità di porre la candeggina in alternativa ad un’attività piacevole o ad una merenda faranno comprendere al bimbo che l’oggetto dei suoi desideri non era poi tanto importante e che il desistere dai suoi propositi verrà ricompensato con qualcosa di molto migliore.

Per quanto difficile, l’invito dunque è quello a tenere i nervi saldi davanti alle avversità, facendo magari affidamento sul fatto che l’epoca dei capricci possa passare con la stessa rapidità con cui è passato quel lasso di tempo necessario a comprendere che il bambino urlante danti a voi, in fila alla cassa del supermercato, non era il prodotto di una qualche bizzarra forma di disamore genitoriale o di errore pedagogico, ma era proprio vostro figlio.

 

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