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Meryl Streep alla festa del cinema di Roma

21 Ottobre 2016
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Meryl Streep alla festa del cinema di Roma

Dopo Viggo Mortensen, giunto a presentare il suo Captain Fantastic e a lanciare qualche spunto di riflessione incentrato sulla funzione del cinema e sulle volontà eremitiche implicite nella sua ultima fatica, la festa del cinema di Roma ha accolto a braccia aperte la regine di tute le attrici (viventi), tributando un autentico bagno di folla a Meryl Streep e ad una carriera priva di reali termini di paragone.

Molto meno “ufficiale” rispetto alle solenni kermesse del Red Carpet o di Cannes, la rassegna capitolina si è posta da movente per consentire all’attrice di rilasciare lunghe interviste e ferme dichiarazioni avulse dallo stretto contesto, spaziando così dal suo ultimo film a quel Donald Trump che procede la sua campagna elettorale tra uscite infelici e suicidi mediatici giorno dopo giorno, tanto da voler contestare con largo anticipo un voto che potrebbe rivelarsi schiacciante.

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Secondo Meryl Streep (e non solo secondo lei) il Tycoon si sarebbe infatti già scavato la metaforica fossa da solo con le sue infelici uscite sulle donne e proprio ad una donna spetterà entro venti giorni il gioioso compito di ricacciare Trump da dove era venuto e di chiudere un capitolo della vita politica americana che, a detta dell’attrice tre volte Premio Oscar, ha rappresentato una delle più buie ed imbarazzanti pagine della storia recente.

Donald Trump a parte, la nuova pellicola in fase di lancio a Roma vedrà la Streep vestire i panni di Florence Foster Jenkins nell’omonimo film incentrato sula strana vicenda di un’aspirante soprano, divenuta stranamente celebre agli inizi del’900 in barba alla sua totale assenza di doti canore e al fatto che la sua voce venisse unanimemente ritenuta sgradevole.

Nella pellicola diretta da Stephen Frears, Meryl Streep torna dunque ad adagiarsi sul ruolo, a lei congeniale, di personaggio sospeso tra una fortissima volontà e l’assenza dei mezzi tecnici atti dare libero sfogo alle intenzioni, mostrando tutte le sue doti di caratterista e la sua capacità di recitare in un film “in costume” dal sapore di altri tempi.

Dopo aver espresso il suo sostengo a Fuocoammare, candidato italiano agli oscar come miglior film non in lingua inglese, la Streep ha dunque lasciato Roma con tutto il suo carico di speranze e con ancora nelle orecchie le parole di Viggo Mortensen sulla funzione sociale del cinema e su quel desiderio di solitudine che si accompagna a braccetto con un’epoca storica tanto buia da risultare perfino imbarazzante.

 

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