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Festival di Cannes: Woody Allen in apertura

30 marzo 2016
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Festival di Cannes: Woody Allen in apertura

Piaccia o non piaccia (e alcune sue pellicole non possono non piacere, a nostro avviso), non si può non riconoscere a Woody Allen una prolificità senza pari, che ha portato il regista a sfornare film in sequenza ad una rapidità impressionante, con esiti altalenati, ma con sicuro successo al botteghino garantito anno dopo anno.

Giusto per testimoniare al mondo quanto il genietto americano sia ancora vivo e goda di ottima salute, a dispetto della sua secolare ipocondria, Woody Allen aprirà per la terza volta in carriera il Festvavl di Cannes portando la sua ultima fatica, Cafè Society, ad inaugurare la rassegna più snob del cinema europeo a seguito della medesima impresa compiuta nel 2002 con Hollywood Ending (giusto per restare in tema di ipocondria) e nel 2011 con il visionario Midnight in Paris.

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Presentato fuori concorso in apertura della 69esima rassegna francese, Cafè Society narra di una storia umana densa di insoddisfazione e frustrazione che trova la sua consueta redenzione nella scoperta del nascente mondo di Hollywood e in quella particolare atmosfera anni’ 30 legata alla nascita del jazz e degli ambienti culturali “da locale” che prende appunto il nome di Cafè Society.

Se da un punto di vista narrativo, la vicenda ricalca i clichè ideati dallo stesso Allen e ripercorre quell’eterno connubio tra la vita e le sue rappresentazioni cinematografiche e musicali portato in scena più volte, Cafè Scociety può comunque vantare un cast d’eccezione con la presenza di Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell, Parker Posey e Blake Lively, perfettamente a loro agio nell’epopea retrò del film.

In attesa che la rassegna preceduta da Geroge Miller si apra, mercoledì 11 maggio prossimo, è comunque piacevole constatare l’eterna vitalità di uno dei volti che hanno scritto a caratteri cubitali la storia del cinema, lasciando poi a pubblico e critica il verdetto relativo alla sua ultima fatica, destinata ad entrare nel novero dei film che non possono non piacere, oppure in quello delle pellicole trascurabili e generate solo a partire da una prolificità senza paragoni.

 

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