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Primo bambino contagiato dalla pediatra malata di Tbc

11 ottobre 2016
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Primo bambino contagiato dalla pediatra malata di Tbc

Se la scoperta di una malattia infettiva piuttosto seria porta in dote un discreto coefficiente di allarme sanitario, quando a contrarre la patologia è un pediatra, i fattori di rischio risultano ovviamente amplificati, non solo per il continuo contatto presente tra medico e bambini, ma anche perché i bimbi, per loro stessa indole tendono generalmente a scambiarsi germi, virus, bacilli e e ogni sorta di microrganismo tra di loro, senza troppa attenzione alle possibili conseguenze.

A due settimane esatte di distanza dalla notizia relativa alla contrazione della tubercolosi da parte di una pediatra di Trieste (in realtà già in corso da oltre un anno, ma ampiamente trascurata) e della rapida corsa in direzione di vaccini e misure profilattiche del caso, pare che la proverbiale stalla sia stata chiusa quando i buoi infettivi avevano già abbandonato il locale e quando l’agente patogeno era già riuscito nel suo funesto intento di contagiare un bambino.

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A seguito di controlli condotti su un campione pari a quasi 3500 bambini facenti riferimento alla Asl dove lavorava la pediatra, è stato infatti riscontrato il primo elemento di positività alle analisi presso un bimbo, inconsapevolmente contagiato dalla tubercolosi e a sua volta divenuto vettore per un’ulteriore diffusione della piaga presso i suoi coetanei, anche se le autorità sanitarie triestine si sono affannate a sottolineare che il piccolo paziente non si troverebbe al momento in fase contagiosa e non rappresenterebbe per tanto un reale pericolo per la salute di parenti e amici.

Contagioso o meno, il bimbo è stato comunque ricoverato presso l’ospedale Burlo Garofolo in attesa delle cure del caso atte a prevenire un’ulteriore esplosione del quadro sintomatologico e l’insorgenza di complicazioni che potrebbero rivelarsi piuttosto serie, data la giovane età della prima vittima della Tbc riscontrata in regione.

La conferma dei sospetti messi in campo dall’Azienda Sanitaria Locale al momento del ricovero della pediatra, avvenuto il 27 settembre scorso, getta dunque ulteriore luce sulla necessità di vagliare lo stato di salute dei medici di base con maggior accortezza, data la crucialità del loro ruolo e il discreto coefficiente di allarme sanitario.

 

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