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Muore a 46 anni per un intervento estetico, medici condannati

Se la tradizione impone che per apparire bisogna soffrire, pare che il costante ricorso al bisturi, ampiamente sdoganato da una settore medico rapidamente fattosi industria, sia diventata la costante per tutti i soggetti alle prese con presunte problematiche estetiche o con la volontà di togliersi qualche anno dal volto, senza che nessuno consideri come la sottoposizione ad un’operazione di mastoplastica, rinoplastica o blefaroplastica rappresenti comunque un intervento chirurgico vero e proprio e come, per tanto, esistano rischi, controindicazioni e periodi di degenza associati alla pratica.

Se la maggior parte degli aspiranti eternamente giovani si risveglia dunque con forti dolori, mal di testa e prognosi piuttosto lunghette, può anche accadere che l’agognato intervento estetico si riveli fatale e che una signora di soli 46 anni si trovi costretta a lasciare le sue spoglie mortali a causa delle complicazioni occorse a seguito di un intervento estetico finalizzato alla correzione di quelle palpebre che , con il loro progressivo cedimento, rivelano il passare dell’età molto più di quanto non facciano gli altri elementi del viso.

A causa di una negligenza dei medici e degli anestesisti coinvolti nell’operazione svoltasi a Milano presso il centro Montenapoleone nel corso del 2015, a Rosa Angela Lavrogna è stata somministrata una dosa eccesiva di un potente sedativo, denominato propofol, che ha portato la protagonista della vicenda ad accusare improvvisi malori appena terminata l’operazione e a cadere vittima di un arresto cardiaco originato proprio dalla quantità insostenibile di anestetico somministratole.

A seguito del doveroso processo, svoltosi secondo le modalità del rito abbreviato, dato che i tre medici imputati hanno deciso di patteggiare la loro pena, i responsabili dell’accaduto sono stati condannati a pene detentive comprese tra un anno e sette mesi e tre anni e sette mesi e ad un risarcimento per l’evidente danno irreparabile provocato a partire da un eccesso di negligenza giudicato come colposo in sede giudiziaria.

Entrata in clinica per ricevere un particolare regalo di compleanno, la signora si è dunque vista privata del dono più prezioso, a causa di un errore umano tranquillamente evitabile e di quella leggerezza con cui ci approcciamo ad interventi estetici spesso inutili, con la convinzione che risulti possibile apparire senza sofferenza alcuna.

 

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