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Salute e Benessere
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Ragazza inglese ricoverata con 7 chili di capelli nello stomaco

11 Luglio 2016
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Ragazza inglese ricoverata con 7 chili di capelli nello stomaco

Passata una breve fase della vita, legata alla primissima infanzia, in cui si tenta maldestramente di ingerire tutto ciò che ci capita a portata di bocca, si comprende perfettamente come il cavo orale sia stato ideato per farvi entrare cibo e bevande e non certo per consentire l’accesso a capelli o altri peli corporei, salvo in caso di accidentale ingestione.

Esistono tuttavia alcune patologie, come la tricofagia, che portano i soggetti in età adulta a volersi cibare di capelli per far fronte ad una condizione di disagio di tipo ossessivo-compulsivo che trova sfogo appunto nell’atto di strapparsi ed ingurgitare elementi del cuoio capelluto, con ovvie tragiche conseguenze sul funzionamento dell’intero apparato digerente, messo a dura prova da accumuli piliferi che rischiano alla lunga di bloccare il transito intestinale, più o meno come accade al tubo di un aspirapolvere alle prese con filamenti e consimili.

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Caso limite tra i casi limite, la giovane cittadina inglese Sophie Cox, di soli 23 anni, è stata ricoverata a causa di una serie di lancinanti dolori addominali che hanno imposto un intervento chirurgico e la conseguente scoperta che le difficoltà di digestione e corretta evacuazione della donna erano dovute alla presenza nello stomaco di una palla di capelli arrivata a pesare circa 7kg e divenuta ormai insostenibile per l’organismo della giovane.

Completamente sana fino prima del concepimento, la ragazza ha iniziato a dare i primi segali di tricotillomania e tricofagia in corrispondenza con la prima gravidanza e ha trascorso buona parte della sua “dolce attesa” a strapparsi, masticare e succhiare i suoi capelli, accumulando così la tremenda palla di 7kg in un tempo relativamente breve e sottoponendo ad un grave stress il suo copro, già alle prese di suo con i comuni sbalzi ormonali e aumenti ponderali imprevisti.

Proprio a causa dei postumi della gravidanza, Sophie ha dovuto attendere un lasso di tempo pari a 5 mesi prima che la diagnosi desse luogo ad un effettivo intervento di rimozione, eseguito con successo, e che la giovane inglese potesse superare la sua temporanea ossessione per concentrarsi sulle vicende di suo figlio, alle prese con l’ingestione accidentale di tutto ciò che capiti a portata di bocca, come avviene e dovrebbe avvenire solo in quella brevissima fase della vita legata alla primissima infanzia.

 

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