Il recentissimo salone dell’automobile di Francoforte ha portato alla luce la necessità di giungere rapidamente ad una completa revisione del codice stradale, in grado di includere quelle vetture senza conducente progettate da Google che scalpitano ai box e scorrazzano per le strade della California da un paio di anni, in attesa che i buoni legislatori aprano loro le porte del mondo.
Mentre da questa parte del mondo si discute dunque di ipotetiche responsabilità legate a sinistri prodotti da auto robotiche e consimili, in Giappone hanno deciso di guardare oltre e di legalizzare l’avvento dei primi taxi privi di conducente al mondo, data la maggiore volontà di sperimentare che contraddistingue il Sol Levante e la mancanza di picchetti indetti dai tassisti locali a giorni alterni.
Il primo progetto legato ai taxi automatizzati prenderà infatti il via già nel 2016 dalla città di Fujisawa, nel distretto di Kanagawa, dove tra pochi mesi cominceranno a circolare i primi esemplari prodotti dall’azienda Robot Taxi, destinati a dare vita ad una rapida fase di sperimentazione volta a vagliare i pro e i contro dell’operazione, in attesa della definitiva transizione verso l’era dei Taxi 2.0.
Inizialmente confinati alle semplici tratte urbane (le vetture non potranno infatti percorrere distanze superiori ai 3 km), i robot taxi sono frutto di un’esplicita volontà del governo giapponese di giungere ad un completo ammodernamento dei sistemi di trasporto locali, messi a dura prova da un inurbamento incontrollato e da afflussi turistici sconosciuti fino a pochi decenni fa.
Stando elle intenzioni dell’amministrazione locale e dei responsabili di Robot Taxi Inc., i veicoli destinati al trasporto pubblico privi di conducente dovrebbero giungere ad effettiva commercializzazione intorno all’anno 2020 e andare gradualmente a sostituire i comuni taxi sul territorio giapponese, seppur mantenendo “in vita” una categoria professionale altrimenti destinata all’estinzione.
Probabilmente, la nuova svolta giapponese fungerà da banco di prova per le ambizioni di Google Car e Apple Car molto più di quanto non lo abbiano fatto gli innumerevoli (e più che positivi) test condotti in California, utili solo a stabilire quanto già ampiamente noto e a tenere accesa una discussione sui codici stradali che pare destinata a non finire più.