
Nel novero dei vari premi Nobel dei quali è stata insignita l’umanità nel corso degli anni (molti dei quali piuttosto azzardati), manca sicuramente un riconoscimento ufficiale a colui che per primo ideò il sistema di consegne di pizza a domicilio, sollevando buona parte degli abitanti del pianeta Terra dall’oneroso compito di uscire di casa per andare a procurarsi il cibo, alla maniera degli antichi cacciatori del neolitico.
Con l’intento di portare le ricerca di cibo di asporto ad un livello superiore, Google ha recentemente dato il via negli Stati Uniti, ad un particolare sistema di consegne che consente di ordinare pizza, hamburger, sushi e quant’altro semplicemente facendo ricorso ad un click sul proprio dispositivo mobile, senza neanche la fatica di dover digitare o salvare in memoria il numero di telefono della pizzeria più vicina, generalmente occupato all’ora di cena.
Semplicemente mediante l’accesso ad internet, effettuato mediante smartphone o talbet, risulta infatti possibile (per ora solo negli Usa) scegliere la tipologia di cibo che si intende consumare e selezionare il rivenditore preferito, di modo che gli alimenti giungano a casa nostra in un lasso di tempo ragionevole, esattamente come accade per le tradizionali metodologie di prenotazione telefonica.
Il nuovo servizio proposto da Google è frutto di un lungo e laborioso accordo stretto dal colosso di Moutain View con numerose catene di take-away americane, tra le quali spiccano i nomi di Eat24, delivery.com, Beyond Menu e Grubhub, che ha reso possibile la genesi di un particolare forma di collaborazione remunerativa per entrambe le parti.
Se la possibilità di consentire ai clienti di ordinare cibo da asporto a partire da un motore di ricercaamplifica infatti il raggio d’azione delle catene alimentari aderenti al progetto, Google, dal canto suo, è riuscito a spuntare un vantaggiosissimo accordo che prevede l’accesso ad una parte dei ricavati delle aziende alimentari, trovando così un ampio compenso ai propri sforzi.
Se si considera che il fatturato complessivo dell’industria d’asporto americano viene stimato nella ragguardevole cifra di 600 milioni l’anno, risulta immediatamente evidente la bontà dell’intuizione di Google, finalizzata ad accaparrarsi porzioni di una torta difficilmente erosa dalla crisi, più che a semplificare le nostre esistenze per scopi umanitari in grado di fruttare un solenne premio Nobel all’azienda di Mountain View.
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